I medici del Lazio denunciano le condizioni in cui sono costretti a lavorare e minacciano di chiudere gli studi

operatori sanitari

La medicina generale del Lazio è “al collasso. I medici lasciati soli ad aiutare i pazienti sotto una montagna di carte e funzioni amministrative”. Oggi “siamo arrivati a uno stato critico che inficia la nostra operatività e il nostro stato di salute, per le continue sollecitazioni e per la burocrazia, cresciuta in maniera intollerabile”. Ci “troviamo ad affrontare, da soli senza idoneo supporto, denunce e minacce dai pazienti o sanzioni amministrative dalla Asl”. Per questo “lanciamo un grido di dolore e, pur sapendo quale sia l’attuale situazione pandemica nella nostra regione, nostro malgrado siamo costretti a dichiarare lo stato di agitazione della categoria”. Sono le conclusioni dell’Intersindacale medici Lazio Smi-Snami-Sumai, che oggi ha tenuto una conferenza stampa a Roma.

I medici: scriveremo alle Asl e alla Regione

“Alle direzioni sanitarie delle Asl e alla Regione Lazio invieremo con Pec tutte le nostre istanze della medicina generale, e delle quali siamo fatti oggetto. A solo titolo esemplificativo: Green pass bloccati; vaccini effettuati all’estero e non registrati in Italia. Vaccinazioni non registrate nel sistema nonostante i corretti inserimenti. Registrazione tamponi effettuati da altri soggetti, richieste dalla scuole per quarantene, dad e via dicendo”, scrivono i sindacati. E avvertono: “Qualora non si accettassero le nostre richieste potremmo arrivare fino allo sciopero, con chiusura degli studi”. Le richieste dell’Intersindacale vanno dalla riapertura del dialogo con la Regione per l’attuazione degli accordi firmati alla semplificazione burocratica.

La medicina generale non ha riconoscimento per la professionalità e la capacità organizzativa

La medicina generale, sottolineano le sigle, “non ha avuto alcun riconoscimento per la professionalità e la capacità organizzativa del territorio. Che invece è fondamentale per fronteggiare le criticità di tanti pazienti seguiti e curati a domicilio: oltre il 92% dei pazienti è rimasto a casa. Nel corso della quarta ondata siamo nella confusione assoluta, con sovrapposizioni di funzioni che nulla hanno di clinico: dalla registrazione dei tamponi per l’ottenimento dei Green pass (spesso anche effettuati con metodiche incerte come risultato), oltre alle più disparate certificazioni”.

I medici: noi sottoposti a tantissime pressioni

Nella conferenza stampa si è affrontata la gravissima condizione nella quale sono costretti ad operare i medici di medicina generale della Regione Lazio. Tante le pressioni per i medici, scrive l’Intersindacale. “Si parte da richieste d’informazioni e terapie, certificazioni che vanno dall’isolamento alle guarigioni, al sovraccarico delle pratiche dei Green pass, non registrati da altri soggetti che li eseguono, oltre al caos in ambito scolastico. Decina di professionisti medici sottoposti a ritmi di lavoro disumani con un burnout non più sopportabile. Vogliamo destinare il nostro tempo per la cura dei pazienti”.

“Saremo costretti a chiudere gli studi medici”

Nel Lazio, “a seguito di uno sciagurato accordo regionale, tutte le funzioni di sanità pubblica poste in carico ai medici di medicina generale e tale situazione non è più sostenibile. Nessun aiuto per favorire la dotazione di collaboratori per gli studi medici che si occupassero di funzioni intermedie. Per queste ragioni siamo costretti a dire stop alle risposte ai cellulari e mail dalle 20 fino alle 8 del mattino e stop a cellulari e mail nei festivi e dalle 10 del sabato e prefestivi”. “Siamo decisi, inoltre, nel rinviare alle direzioni sanitarie della Asl e alla Regione Lazio tutte le istanze irrisolvibili dai medici di medicina generale, delle quali siamo impropriamente investiti.

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