Il 30 per cento delle scuole del Lazio non sa come ripartire

chiusura scuole

Scuole del Lazio in allarme ripartenza. Il colpo di grazia l’annuncio dell’arrivo scaglionato dei banchi tra settembre ed ottobre. “Senza i monoposto certamente la situazione già drammatica nella Regione Lazio si aggrava ulteriormente. Ma va precisato che noi non sappiamo come distribuire gli alunni perchè non siamo sostenuti adeguatamente dagli enti locali, i primi attori a dover intervenire”. A denunciarlo è Mario Rusconi, presidente dell’Anp (Associazione nazionale dirigenti della scuola).

Scuole, la responsabilità è degli enti locali

“Noi chiediamo ad Anci ed Upi (comuni e province) di sollecitare i loro iscritti. L’Upi intervenga affinchè i suoi associati siano più attivi e non si nascondano dietro cavilli e sotterfugi. Il problema più grave che le scuole laziali devono gestire sono le aule, gli spazi interni ed esterni. E questo è responsabilità dell’ente locale. Non di Arcuri, Azzolina o Ministero”. “La situazione nel centro sud è grave e si aggrava – riferisce Rusconi -.

Il problema del patrimonio edilizio

Nel Lazio già prima della infelice notizia sullo slittamento della consegna dei monoposto, almeno il 30% delle scuole della Regione ci aveva riferito di non sapere come fare a distanziare gli alunni con o senza banchi singoli. Nelle classi pollaio, i banchi infatti non sono la panacea. Adesso la mancata consegna, aggrava il quadro generale, già di per sè drammatico per l’assenza degli enti locali che dovrebbero intervenire su spazi e patrimonio edilizio. Che nel Lazio scarseggia ed è vecchio e non adeguato all’emergenza Covid”.

La questione infinita dei banchi monoposto

Ciliegina sulla torta, rivela Rusconi, la nota inviata sulla questione smaltimento banchi vecchi dalla Città Metropolitana ai presidi delle scuole medie superiori della provincia di Roma. “Un insulto vergognoso, che ci ha lasciati basiti. Come il fatto che il Comune, proprietario di elementari e medie, taccia completamente. Eppure Arcuri anche ieri ha affermato che lo smaltimento dei banchi sostituiti avverrà secondo le modalità ordinarie, in accordo con Anci e Upi.

Invece – prosegue – dispiace constatare il sotteso pensiero nella risposta della Città Metropolitana del 7 agosto alla nostra richiesta di intervento, alludente al fatto che i Dirigenti scolastici potrebbero aver fatto richiesta di banchi e arredi per generico rinnovo, senza tenere in considerazione i principi di economicità e di efficienza, principi istituzionali che guidano sempre l’operato dei presidi”.

Non  si capisce come le scuole dovranno gestire gli arredi

Nella risposta della Città Metropolitana avente per oggetto “Comunicazioni su gestione arredi scolastici”, si legge: “…si intende chiarire che la eventuale fornitura di nuovi banchi che perverranno a codesto Istituto scolastico non va interpretata come rinnovo degli arredi che autorizzi a dismettere anche i mobili in buono stato di conservazione. Ma come strumento per massimizzare l’utilizzo degli spazi nelle aule ed evitare lo sdoppiamento delle classi, così come indicato dal Miur

I mobili delle scuole dovranno essere riutilizzati?

L’attività di ricollocazione/redistribuzione dei banchi e delle sedute dovrà seguire pertanto un principio di economicità e di efficienza , prevedendo l’effettiva sostituzione solo dei mobili divenuti inservibili (dismissione) e di fronte ad altra esigenza (ad esempio deposito o stoccaggio) procedere con l’attivazione di diversa procedura. Il tutto nell’ottica di massimizzazione dei risultati ed efficientamento della spesa pubblica, prevedendo in tal modo il riutilizzo dei mobili stessi nel periodo post covid 19…”.

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