Il bilancio del Covid a Roma: 60mila attività chiuse, 15mila posti di lavoro persi

negozi chiusi

Dopo più di un anno di pandemia Covid, il quadro delle imprese romane che operano con una sede fissa è particolarmente pesante. Più di 6000 attività chiuse, un perdita di più di 15 mila posti di lavoro tra titolari e addetti. Nel dettaglio, il saldo negativo tra nuove aperture e chiusure delle imprese che operano con una sede fissa (commercio, artigianato, ristorazione, servizi) è di 6.224 attività. Particolarmente colpiti commercio al dettaglio, -2630, e commercio all’ingrosso, -1520.

I danni del Covid settore per settore

All’elenco si aggiungono il settore della ristorazione, -990. Poi quello della produzione che si riduce di 528 imprese, il settore dell’alloggio con 236 attività in meno, quello dei servizi alle imprese che fa registrare un saldo negativo di -173, mentre segna -94 quello dell’autoriparazione. Considerato l’andamento dell’anno, resistono due settori: benessere (acconciatori, estetisti) con un saldo negativo di solo 30 saloni, e riparazione dei beni con 23 laboratori in meno.

Segno positivo per l’edilizia

Segno positivo per le imprese dell’edilizia, comprese le artigiane, + 1460 unità. Il settore, ovviamente, attende una crescita importante del volume di attività determinato dai bonus e superbonus per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico. In riferimento all’ambito regionale, gli interventi previsti su territori urbani e insediamenti produttivi, sulla patrimonializzazione delle imprese, sugli incentivi alle filiere territoriali e sull’accesso al credito, non devono più subire lungaggini amministrative, altrimenti i possibili benefici si vedranno solo a fine 2021, inizi 2022.

Le misure di sostegno per il Covid non sufficienti

“Purtroppo le misure di sostegno e i provvedimenti adottati non sono stati in grado di salvaguardare un ampia parte del nostro tessuto produttivo. Lo sottolinea il presidente di Confartigianato Roma, Andrea Rotondo. L’alleggerimento delle restrizioni e l’auspicata ripresa rischiano di infrangersi su un sistema fortemente indebolito e non in grado di sopportare i costi della ripartenza”.

Ai più deboli non rimarrà che la chiusura

“E’ necessario che l’erogazione delle misure di sostegno alla ripresa coincida con le riaperture”, aggiunge Rotondo, che chiede un cambio nelle procedure. “Se gli interventi saranno assegnati, così come attualmente previsto, soltanto alle aziende che saranno in grado di anticipare gli investimenti e saldare tutti gli oneri fiscali e contributivi. Ai più deboli non rimarrà che la chiusura”.