Il fattore Vannacci anche a Roma: spaventa tutti, piace a qualcuno, disturba parecchi

L'ex generale Vannacci all'europarlamento

In politica esistono i fenomeni mediatici, i fuochi di paglia e poi ci sono i problemi veri. Roberto Vannacci, per la destra italiana, e romana in particolare, rischia di essere tutte e tre le cose insieme. E questo è il guaio.
Perché a sinistra lo temono come si teme il cugino rumoroso al pranzo di Natale: magari non vince nulla, ma rovina l’atmosfera. A destra, invece, il problema è più serio: Vannacci potrebbe davvero portarsi via voti. Non tutti, ma abbastanza da far tremare sedie già instabili.

Il Governo Meloni in versione campagna elettorale

Il punto è semplice. Una parte dell’elettorato conservatore si era immaginata un governo Meloni versione campagna elettorale: barricadero, identitario, muscolare. Poi è arrivata la realtà, che in politica è come la dieta dopo le feste: necessaria, ma deprimente. Ed è lì che Vannacci si infila. Non come alternativa di governo, ma come valvola di sfogo. Il voto di protesta di destra, che storicamente è rarissimo perché di solito protesta votando ancora più a destra.

A Roma e nel Lazio l’effetto Vannacci è ancora più evidente

A Roma e nel Lazio l’effetto può essere ancora più evidente. La Lega del resto non è molto forte, in centro Italia. In Regione ha assessori, ma il loro peso specifico non è altissimo e non si sa per quanto Rocca potrà reggere questa situazione di equilibrio politico precario. In questo contesto, anche un 3% nazionale attribuito a Vannacci diventa una variabile. Non enorme, ma sufficiente a scombinare equilibri locali già fragili. Perché a Roma bastano pochi voti spostati per trasformare un alleato in un peso, un candidato in un problema, una coalizione in un puzzle con pezzi di altri scatoloni. Il vero terrore di Vannacci, per la destra, non è che vinca. È che esista.

L’elettorato si sente poco rappresentato

Perché ogni suo consenso racconta una storia scomoda: quella di un elettorato che non si sente più rappresentato, ma nemmeno abbastanza tradito da cambiare campo. Un elettorato che non scappa: borbotta. E quando borbotta, vota in modo imprevedibile.

Alla fine Vannacci potrebbe non diventare nulla di decisivo, per ora ma intanto crescere. E nel frattempo costringe tutti a guardarsi allo specchio.
E in politica, si sa, lo specchio è l’oggetto più temuto dopo l’urna elettorale.