Il giallo di Federica Torzullo scuote Anguillara, i carabinieri scavano nella legnaia (e finisce anche in politica)
I carabinieri hanno scavato nella legnaia e nel deposito sottostante la villetta: tute bianche, pale e picconi, in cerca della svolta. La Procura di Civitavecchia stringe sul marito indagato per omicidio: GPS e celle telefoniche non tornerebbero con la sua ricostruzione. Le ricerche continuano anche nel lago di Bracciano e nell’area di Anguillara: del telefono di Federica ancora nessuna traccia.
Scavare in casa: quando la cronaca entra nel punto più intimo
La scena è quella che nessuno vorrebbe vedere davanti a una villetta di provincia: investigatori dell’Arma che tornano, ancora, nello stesso luogo e cambiano passo. Questa volta si sono concentrati sulla legnaia e su un deposito sottostante, un locale ampio dove i tecnici si sono fatti spazio anche con attrezzi da scavo. Non è solo un dettaglio operativo: è il segnale che l’indagine, ormai, ragiona sul peggio e cerca risposte dove la quotidianità dovrebbe essere al sicuro.
Il marito indagato e le contraddizioni che pesano come macigni
Nel fascicolo c’è un’indicazione che parla chiaro: Claudio Carlomagno è indagato per omicidio. Vale la presunzione d’innocenza, sempre. Ma pesano le “storture” che emergerebbero dalla ricostruzione dei suoi movimenti: celle telefoniche e GPS non coinciderebbero con il racconto di quella mattina. In più la villetta è stata posta sotto sequestro, insieme all’auto e al cellulare dell’uomo, mentre gli accertamenti puntano a ricostruire ogni tappa, senza zone d’ombra.
Dal lago alla Cassia: una ricerca che diventa “mappa” del territorio
Non c’è solo la casa. Le ricerche si sono allargate al lago di Bracciano, scandagliato nei pressi del molo con motovedetta e subacquei, e ad altri punti tra Anguillara e l’asse della via Cassia. È il tipo di perlustrazione che racconta una verità scomoda: quando le risposte non arrivano, lo Stato deve mettere uomini e mezzi dove serve, anche se costa, anche se scuote la percezione di “paese tranquillo”.
Il messaggio alla madre e il telefono fantasma
Un elemento, apparentemente banale, è diventato centrale: un messaggio alla madre che Federica avrebbe inviato la mattina dopo l’ultima sera in cui è stata vista, parlando di cosa preparare per colazione al figlio e di una vacanza in Basilicata. Gli inquirenti valutano anche un’ipotesi inquietante: che quel testo non l’abbia scritto lei. Nel frattempo il dato più duro resta lì, immobile: il suo telefono è irreperibile e irraggiungibile dal 9 gennaio.
Anguillara sotto pressione: comunità, istituzioni, sospetti
I vicini parlano di persone “perbene”, di una zona sempre tranquilla, e dello shock nel vedere arrivare i carabinieri. Ma in un Comune piccolo ogni vicenda diventa anche questione pubblica, e qui c’è un dettaglio che inevitabilmente alza la temperatura: il marito sarebbe figlio di un’assessore comunale. Non è una prova di nulla, ma è il tipo di circostanza che impone una sola risposta possibile alla politica: massima trasparenza, distanza dai pettegolezzi e fiducia nel lavoro degli inquirenti.
Il nodo nazionale: sicurezza delle donne e retorica che non basta
Il caso Torzullo non riguarda solo Anguillara. Riapre la ferita italiana più ricorrente: quanto siamo capaci di prevenire, intercettare i segnali, proteggere davvero chi vive conflitti domestici. Intanto associazioni e volontari diffondono appelli e informazioni utili, mentre le forze dell’ordine invitano chi sa qualcosa a farsi avanti. La politica nazionale ama parlare di “emergenza”, ma l’emergenza si misura qui: nelle ore che passano, nelle risposte che mancano, e nel dovere di non trasformare il dolore in propaganda.