Immigrati, fiasco della Ue: miliardi alla Turchia e pochissimo ai Paesi del Mediterraneo: perché?

sbarchi clandestini

La destra denuncia l’emergenza immigrati anche in sede europea. L’Ue continua a non trovare, sei anni dopo la crisi migratoria del 2015, un accordo sulla riforma delle politiche migratorie perché sbaglia “l’approccio”, focalizzandosi sulla “redistribuzione” degli immigrati irregolari, politicamente “insostenibile” non solo per i Paesi di Visegrad, invece che sulla “protezione delle frontiere esterne”. Materia in cui un accordo europeo sarebbe molto più facile da trovare. A dirlo all’Adnkronos è Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia nel Parlamento Europeo, del gruppo Ecr, dopo che Ursula von der Leyen ha lamentato la “dolorosa” lentezza con cui procedono le trattative sul patto per le migrazioni proposto dalla sua Commissione un anno fa.

Immigrati, troppo squilibrio di risorse

Nelle posizioni Ue, secondo Fidanza, “ci sono due ordini di problemi. Il primo è lo squilibrio delle risorse per fermare i flussi. Lo abbiamo visto in questi anni: 6 mld di euro alla Turchia e le briciole sul Mediterraneo Centrale e il corridoio africano, che impatta sull’Italia. E’ un’impostazione che continua”. “Il rischio – avverte Fidanza – è che, con la pressione dall’Afghanistan, si ripeta una situazione come quella del tempo della crisi siriana. Uno squilibrio nell’approccio europeo tra l’Est e il Mediterraneo”. “C’è poi un problema di approccio: continuano a ragionare solo sulla logica della redistribuzione, che è politicamente insostenibile per molti Paesi: E non solo per quelli ‘cattivi’ del gruppo di Visegrad. Ma anche per Francia, per la stessa Germania in campagna elettorale e persino per Paesi a guida socialista come la Danimarca”.

Difendere a tutti costi le frontiere esterne dell’Europa

“Noi riteniamo – continua Fidanza – che ci sarebbe molta più solidarietà europea se si richiedesse uno sforzo comune nella protezione delle frontiere esterne. E per garantire l’esame” nei Paesi di origine, in Africa, delle richieste di asilo. “Piuttosto che continuare a fare arrivare tutti e pretendere una redistribuzione di immigrati che nel 90% dei casi sono irregolari e che praticamente nessuno è in grado di rimpatriare”. “E’ sbagliato insomma l’approccio – prosegue -. Noi abbiamo semplificato con il termine blocco navale, ma si tratta di una missione comune per fronteggiare le frontiere esterne e mettere all’esterno, negli Stati del continente africano, gli hotspot.

Gli immigrati facciano domande di asilo ai circuiti diplomatici e non agli scafisti

Chi ha diritto all’asilo deve poter fare domanda tramite i circuiti diplomatici e consolari che esistono e non essere costretto a fare la traversata della morte, pagando gli scafisti”. “E’ una logica abbastanza pelosa – osserva Fidanza -. Quella per cui, per avere asilo, devo presentarmi a Lampedusa, pagando decine di migliaia di euro e rischiando la morte. Secondo noi va cambiato l’approccio”. Se le domande di asilo venissero presentate direttamente nei consolati e nelle ambasciate, nota Fidanza, allora anche i numeri calerebbero a “poche migliaia di persone”, e diventerebbe gestibile anche la redistribuzione dei richiedenti asilo. In Europa “continuiamo a sbattere la faccia contro il muro. Non siamo molto fiduciosi perché mi pare che l’approccio non cambi”, conclude.

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