Impunito lo stupro di Pamela. Ma non reagisce nessuno

Pamela stupro

No, non dimenticate Pamela Mastropietro; e neppure il suo stupro. Non siate sordi all’appello della famiglia. Lo zio, l’avvocato Verni, ci ha fatto rabbrividire: da lui abbiamo saputo che se ti violentano e ventiquattr’ore dopo qualcuno altro ti ammazza, il primo crimine è impunito. Perché non hai fatto in tempo a denunciarlo. Poi dici che la vendetta è un sentimento insano.

C’è un vuoto normativo. Detta così non provoca magari effetti, poi se pensi allo strazio di una ragazzina diciottenne maciullata il giorno dopo da un criminale nigeriano, ti chiedi in che mondo sbagliato sei capitato.

Pamela, lo stupro impunito

La denuncia dell’archiviazione dello stupro di Pamela Mastropietro è dei giorni scorsi. Perché la vittima era morta e non era potuta andare dai carabinieri a scrivere nomi e cognomi dei gentiluomini che l’avevano seviziata. La sua famiglia  se lo aspettava, il che non allevia il dolore. Ma di fronte al richiamo dell’avv. Verni – sui giornali e in tv – ci saremmo aspettati una grande sollevazione politica.

No, si parla di vitalizi. Di legge elettorale. Della polizia americana. Di fronte alla tragedia di una ragazza italiana non si inginocchia nessuno. Ma che ci state a fare in Parlamento se non vi si accappona la pelle per fatti del genere? Non vi si raggela il sangue per la denegata giustizia? Quando parlate di valori sapete che significa quella parola?

Una notizia del genere non può passare in secondo piano. Tutti devono sentirsi chiamati in causa se esistono leggi che consentono ai delinquenti che stuprano di poterla fare franca.

Quante volte ci siamo sentiti dire “Pamela Mastropietro poteva essere mia figlia”? Ecco, ora è il momento di dimostrare che cosa vuol dire essere padre o madre di chi ha avuto la sfortuna di imbattersi in criminali. Chi l’ha violentata e chi l’ha ammazzata. E fatta letteralmente a pezzi.

Muovetevi in Parlamento

Per carità, l’assassino si è beccato l’ergastolo e chissà come trascorre la vita in carcere. Una volta in galera se avevi toccato una donna segnavi la tua fine.

Gli altri malfattori, quelli del giorno prima, se la spassano tranquilli invece. Ci sarà un deputato, un senatore, un gruppo parlamentare pronti a presentare una proposta di legge, un emendamento, qualcosa insomma che possa impedire nel futuro di ripetere simili ingiustizie? Solo la vittima di uno stupro può denunciare. Se muore, si archivia. Ma che schifo.

Vogliamo sperare che nessuno si sia accorto di quanto è accaduto e si sia pronti a rimediare con il casino che meritano notizie del genere. Pamela Mastropietro ha già sofferto troppo e nessuno la restituirà più all’amore della madre e dei suoi cari. Ma non accada più quello che è successo a lei ancora prima dell’atroce delitto di cui fu vittima. Troppe ragazze, troppe donne rischiano e subiscono violenze. E non può accadere che ci sia la beffa dell’impunita’ in caso di morte.

Merita un’ultima carezza, Pamela, e non uno schiaffo da questa giustizia immonda che non ha pietà neppure del suo corpo dilaniato dal carnefice nigeriano. Facciamo nostro l’appello dell’avvocato Verni, lo raccolgano i parlamentari più sensibili, quelli che non hanno fatto spallucce di fronte all’immensità del sacrificio di quello splendore di ragazza.

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