Inceneritore di Roma approvato dopo il Giubileo: il via libera tardivo fa crollare la credibilità del “piano Gualtieri”
Roma, la notizia è di quelle che, più che rassicurare, lasciano una domanda sospesa: il termovalorizzatore-inceneritore di Acea di Santa Palomba, al confine con i comuni di Albano, Pomezia e Ardea, ottiene l’ok amministrativo il 16 gennaio 2026, quando il Giubileo 2025 è già ufficialmente chiuso. Un impianto presentato da gualtieri come tassello strategico “per l’Anno Santo” incassa il via libera a evento terminato, con una settimana abbondante di ritardo rispetto alla chiusura simbolica e liturgica dell’Anno Santo. E a questo punto la domanda è inevitabile: quanto pesa, oggi, una decisione così tardiva?
Conferenza dei Servizi chiusa: PAUR, VIA e AIA in un solo colpo
Il Commissario Straordinario di Governo Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che certifica la conclusione “positiva” della Conferenza dei Servizi. Dentro lo stesso atto arrivano tre passaggi tecnici cruciali: PAUR, VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Tradotto: l’impianto, almeno sulla carta, supera il cuore dell’iter autorizzativo. Ma l’ufficialità non cancella la sensazione di un percorso che si chiude “quando ormai il treno è passato”. Tra l’altro ora si aprirà, con tutta probabilità, una lunga partita giudiziaria ingaggiata da cittadini residenti, associazioni e comitati, con ricorsi e controricorsi giudiziari.
Un via libera pieno di paletti: 11 condizioni e 97 prescrizioni
Se c’è un dato che racconta più di mille comunicati il livello di attenzione (o di preoccupazione) attorno al progetto, è questo: 11 condizioni ambientali e 97 prescrizioni. Numeri che parlano da soli e che ridimensionano l’immagine di un via libera lineare. Le prescrizioni incidono su aspetti sensibili: consumi idrici, monitoraggi, scarichi e uso delle acque, emissioni in atmosfera, tutela del paesaggio, impiego di rinnovabili, protezione di suolo e sottosuolo. Una parte dovrà essere recepita già nel progetto esecutivo, che il proponente dovrebbe completare entro 30 giorni. Ma “entro 30 giorni” è un’espressione che, a Roma, suona spesso più come augurio che garanzia.
Il “Parco delle Risorse Circolari”: sistema integrato o slogan ben confezionato?
Il termovalorizzatore viene inserito nel piano del cosiddetto “Parco delle Risorse Circolari”, che includerebbe anche due biodigestori per l’organico e due impianti per il riciclo di carta e plastica. La narrativa ufficiale è chiara: chiudere il ciclo dei rifiuti dentro i confini della Capitale, smettere di dipendere dal trasporto fuori regione e ridurre i costi complessivi. Ma resta un punto critico: il modello viene presentato come “soluzione finale”, mentre la città continua a vivere un equilibrio fragile tra raccolta irregolare, impianti insufficienti e tensioni territoriali.
Risparmi per i cittadini? Prima bisogna vedere tempi, controlli e risultati
Gualtieri parla di risparmi significativi, di tempo recuperato e di un servizio più efficiente. Obiettivo legittimo. Il problema è che promesse simili si sono già schiantate contro la realtà amministrativa, fatta di ricorsi, proteste, conflitti di competenza e tempi tecnici. Anche perché un impianto di questa scala non è solo “un macchinario”: è una macchina pubblica complessa, che richiede vigilanza costante e capacità di gestione. Il dettaglio delle prescrizioni non è un orpello burocratico: è il promemoria che l’opera, se parte, dovrà essere sorvegliata metro per metro.
La vera partita è politica: “passo decisivo” o decisione fuori tempo massimo?
Nel suo messaggio, il Commissario-Sindaco rivendica un “passo decisivo” e ringrazia istituzioni ed enti per un iter “serio”. Ma qui la questione non è solo tecnica: è politica e reputazionale. Un provvedimento firmato dopo la chiusura del Giubileo rischia di apparire come l’ennesimo capitolo di una gestione emergenziale trasformata in normalità, dove i “tempi straordinari” diventano tempi ordinari. E allora il dubbio resta, più forte di prima: se il termovalorizzatore era la risposta per il Giubileo, che credibilità può avere un sì arrivato quando il Giubileo è già finito?