Inceneritore di Roma, cittadini contro i dirigenti PD in campagna elettorale ai Castelli Romani: “Zingaretti mantieni gli impegni”
In piena campagna elettorale per le prossime elezioni in programma nella primavera 2026, la partita dell’inceneritore di Roma-Santa Palomba, ma proprio al confine con il Comune di Albano Laziale, Ardea e Pomezia, torna a pesare sui Castelli Romani. Ad Albano, nel cuore della campagna elettorale, l’incontro organizzato dal Partito Democratico per sostenere la ricandidatura di Massimiliano Borelli (sindaco sfiduciato a ottobre scorso che si ripresenta per la guida della città) è diventato, fuori dalla sala, un punto di frizione tra comitati e gruppo dirigente PD di livello europeo, nazionale e regionale.
Una serata al Miralago per i dirigenti PD, tra platea e contestazione
L’appuntamento di lunedì 16 febbraio 2026, all’Hotel Miralago, è stato presentato come tappa pubblica della campagna verso le elezioni di Albano. Secondo le cronache locali, all’esterno si è svolto un sit-in di protesta. Una protesta che ha accompagnato l’arrivo dei rappresentanti dem chiamati a “fare quadrato” attorno al candidato. La presenza di vari dirigenti è stata fortemente contestata da cittadini e comitati territoriali. Tra gli altri, a promuovere la campagna elettorale dell’ex sindaco Borelli, c’erano: Nicola Zingaretti, capogruppo PD in UE, Daniele Leodori, segretario regionale del Pd, Pierluigi Sanna, numero due in Città Metropolitana di Roma e vice di Gualtieri (considerato il papà dell’Inceneritore Acea di Santa Palomba). E, ancora, Marta Bonafoni, coordinatrice della Segreteria nazionale del PD nonché consigliera regionale del Lazio, e molti altri.

L’assenza di Ciarla e le domande sulla linea del partito
Nei messaggi social rilanciati nelle ore precedenti e successive all’incontro, i contestatori hanno attaccato duramente i dirigenti. Tra i promotori della protesta Alessandro Lepidini, ex assessore PD poi dimessosi nel IX Municipio). Ma anche Salvatore Tedone, braccio destro della consigliere regionale del Polo progressista, Alessandra Zeppieri. Entrambi, con sfumature diverse, hanno messo in evidenza anche un’assenza politica.
Quella del capogruppo regionale dem Mario Ciarla, indicato dai comitati come favorevole al progetto. È un dettaglio che, nella narrazione dei promotori della protesta, diventa sintomo di un confronto interno irrisolto. Ci guida la campagna locale e chi, a livello europeo, nazionale, regionale e capitolino, sostiene le scelte sull’impiantistica dei rifiuti. Puntando il dito proprio contro questi dirigenti definiti ‘inceneritoristi’, senza mezzi termini.
Santa Palomba e i poteri commissariali: la cornice istituzionale
Sul piano amministrativo, il termovalorizzatore è incardinato nel percorso avviato con poteri speciali attribuiti al sindaco di Roma in qualità di commissario: una strada aperta dal decreto del 2022 e collegata agli obiettivi di gestione rifiuti della Capitale. In gennaio 2026, il commissario Roberto Gualtieri ha firmato l’atto che certifica l’esito positivo della Conferenza dei Servizi e il rilascio dei principali titoli ambientali; la Gazzetta Ufficiale colloca il progetto nel Municipio IX, località Santa Palomba.
Il Piano rifiuti del Lazio e l’asse Roma–Regione
La vicenda si intreccia con le scelte della Regione Lazio guidata da Francesco Rocca. In questi giorni, il tema è tornato d’attualità con l’impostazione di un Piano che “acquisisce” quello di Roma e mette a sistema gli impianti previsti, compreso il termovalorizzatore. I comitati, nel loro racconto, contrappongono questa linea a quanto stabilito nel Piano 2019-2025 approvato il 5 agosto 2020, che indicava il no a nuovi termovalorizzatori su scala regionale.
“Comitati educati” e “maleducazione”: il racconto dello scontro
Durante il sit-in, viene riferito che lo stesso candidato di Albano, Massimiliano Borelli, avrebbe parlato di “patentino” per distinguere comitati “educati” da una “maleducazione” rivolta verso i manifestanti. L’autore del post, Alessandro Lepidini che si definisce ex esponente dem e spiega di aver lasciato partito e incarico amministrativo proprio per la scelta dell’inceneritore — rovescia l’accusa sul piano simbolico: rivendica la protesta “a squarciagola” come forma di pressione politica perché Albano “abbia un futuro”. Nel frattempo, sullo sfondo, il confronto sul progetto continua a polarizzare anche gli schieramenti, dal centrosinistra al centrodestra.
