Inceneritore di Roma, il conto sulla TARI per i romani rischia di schizzare dal 2028 a 350 milioni. Allarme Utilitalia
L’inceneritore di Roma-Santa Palomba, l’opera simbolo voluta dal sindaco Roberto Gualtieri e sostenuta politicamente da PD, Azione e Italia Viva, si ritrova davanti a una nuova incognita. Non più soltanto il cantiere, le proteste dei territori, l’impatto ambientale e la partita autorizzativa. Ora sul tavolo arriva anche il nodo dei costi europei legati alle emissioni. E il rischio è che il conto, alla fine, possa pesare sui romani.
L’allarme da 350 milioni
Utilitalia (la federazione delle aziende che gestiscono servizi pubblici come acqua, ambiente/rifiuti ed energia) lancia l’avvertimento: l’estensione del sistema europeo ETS il sistema europeo che mette un prezzo alle emissioni di CO₂) agli inceneritori potrebbe far aumentare i costi fino a 350 milioni di euro l’anno a livello nazionale. Una cifra enorme, che accende immediatamente un faro anche su Roma. Perché l’impianto di Santa Palomba viene raccontato dal Campidoglio come la soluzione definitiva all’emergenza rifiuti. Ma se le regole europee cambiano, anche la promessa del risparmio rischia di diventare molto più fragile.
La Tari torna al centro
Il punto politico è semplice: chi paga? Ogni aumento strutturale nella gestione dei rifiuti finisce inevitabilmente dentro un equilibrio delicatissimo, quello delle tariffe. E a Roma la Tari è già una ferita aperta per famiglie, commercianti e imprese. Se l’inceneritore dovesse caricarsi di nuovi costi legati alle emissioni, la domanda diventerebbe inevitabile: Santa Palomba alleggerirà davvero il conto dei romani o aprirà una nuova stagione di rincari?
Il paradosso delle discariche
C’è poi un altro rischio, forse ancora più clamoroso. Se gli inceneritori venissero colpiti dagli oneri ETS senza una disciplina equivalente per le discariche, queste ultime potrebbero tornare economicamente più convenienti. Sarebbe un cortocircuito politico e ambientale: una misura europea nata per favorire la transizione verde potrebbe rendere più appetibile proprio la soluzione più vecchia e meno virtuosa. Un assist involontario al ritorno della discarica.
Gualtieri e il racconto che cambia
Per Gualtieri, l’inceneritore è la grande scommessa della consiliatura. L’opera con cui chiudere il ciclo dei rifiuti, ridurre i viaggi fuori regione e archiviare anni di emergenze. Ma l’allarme ETS cambia il quadro. Perché trasforma una questione finora presentata soprattutto come tecnica e industriale in una partita politica sui costi. E quando si parla di rifiuti a Roma, il passaggio dai costi alla Tari è sempre brevissimo.
Il fronte del no rialza la testa
La nuova grana offre argomenti freschi agli oppositori dell’inceneritore. Solo in chiusura, il richiamo politico è inevitabile: Virginia Raggi, Dario Tamburrano, Carla Canale, Marco Bella e altri esponenti critici dell’area M5S e ambientalista contestano da tempo l’impianto di Santa Palomba su costi, impatto e modello di gestione dei rifiuti. Ora l’allarme sui 350 milioni e sulla possibile ricaduta tariffaria consegna al fronte del no una nuova arma contro l’opera bandiera di Gualtieri.