Influenza a Roma, pronto soccorso al limite: ambulanze ferme e più di 24 ore per avere un letto

Pronto soccorso San Camillo

A Roma è arrivato non solo il freddo, ma anche il picco influenzale. E, come negli anni passati, i pronto soccorso si riempiono oltre la soglia di sicurezza e le ambulanze restano ferme, perché non c’è dove trasferire chi arriva. Barelle nei corridoi, pazienti in attesa per ore, a volte per più di un giorno, e reparti che lavorano in costante affanno.

I numeri fotografano una giornata simbolo di questa pressione: oltre 5 mila accessi nei Dipartimenti di emergenza del Lazio in meno di 24 ore. A metà pomeriggio più di 1.500 persone erano ancora in carico ai pronto soccorso regionali, tra visite da effettuare e ricoveri bloccati.

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Ambulanze ferme e pazienti sulle barelle

Le strutture più congestionate sono quelle storicamente più esposte: GemelliSan Filippo NeriPoliclinico Umberto ISan CamilloTor Vergata. In alcuni casi, decine di pazienti risultano fermi da oltre 24 ore su una barella, in attesa di un posto letto che non si libera. Secondo i sindacati, la situazione ha superato il livello di guardia. Quarantacinque ambulanze sarebbero rimaste bloccate contemporaneamente davanti ai principali ospedali romani, impossibilitate a rientrare in servizio per la mancanza di posti disponibili. Un collo di bottiglia che rallenta i soccorsi e mette a rischio la risposta alle emergenze.

«Non è stata un’emergenza improvvisa – denunciano Fp Cgil e Uil-Fpl – ma l’effetto diretto di anni di tagli, riduzioni di personale e posti letto mai realmente recuperati». Dal 2013 al 2022, ricordano, nel Lazio sono stati eliminati oltre quattromila posti letto. Di contro, la richiesta da parte dei pazienti è aumentata, creando disagi sempre più gravi.

La Regione replica: i posti letto, sulla carta, sono aumentati. Oggi sarebbero 22.302, con l’attivazione di altri 1.800 postirimasti finora inutilizzati. Ma il problema, ribattono dal fronte sindacale, non è solo dove siano i letti, ma chi li deve gestire. Senza medici e infermieri sufficienti, i numeri diventano solo slogan. Intanto l’imbuto continua. Ieri a metà giornata, 753 pazienti erano in attesa da oltre 24 ore di una visita o di un ricovero. Al Gemelli 66 persone bloccate, al San Camillo 51, al San Giovanni Addolorata 48.

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Influenza, feste e medici di base chiusi

A pesare è soprattutto il picco influenzale, amplificato dalle riunioni natalizie, dalle basse temperature e dalla chiusura degli studi dei medici di base nei giorni festivi. E molti pazienti, soprattutto anziani e fragili, si riversano nei pronto soccorso anche per quadri clinici non urgenti. La Regione stima che circa il 40% degli accessi riguardi codici bianchi e verdi, casi che potrebbero essere gestiti sul territorio. Ma la medicina di prossimità, tra case e ospedali di comunità, fatica ancora a intercettare questi bisogni, lasciando gli ospedali come unico punto di riferimento.

I numeri, spiegano dalla Regione, mostrano segnali di miglioramento rispetto al picco di fine dicembre. Ma la situazione resta critica. E il problema, alla base, non è stato risolto. L’influenza rallenta, le barelle diminuiscono, ma il problema resta strutturale. E ciclico. Al Grassi, al Sant’Andrea, a Tor Vergata e al San Filippo Neri gli accessi hanno superato la capacità massima. Solo poche strutture, come il Bambino Gesù, privato, sono rimaste sotto controllo.

E ogni inverno ci si chiede: quanto è resiliente il sistema sanitario del Lazio? E quanto ancora può reggere senza un cambio di passo sulla medicina territoriale, sul personale e sull’organizzazione dei flussi?