Iniziano le semine nel Lazio: più ettari coltivati ma c’è l’incognita della pioggia

semine nel lazio (2)

Pesa l’incognita siccità sulle prime semine primaverili di mais, soia e girasole appena avviate. L’inverno infatti ha lasciato l’Italia con un terzo di pioggia in meno, ma con precipitazioni praticamente dimezzate. E’ quanto afferma la Coldiretti Lazio nell’annunciare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea della decisione che libera per la coltivazione 4 milioni di ettari aggiuntivi in Europa dei quali 200mila in Italia. “Una decisione – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – che dovrebbe consentire all’Italia di aumentare di 15 milioni di quintali la produzione di cereali necessari per ridurre la dipendenza dall’estero”. Una partenza rallentata e in ritardo per la mancanza di precipitazioni necessarie alla lavorazione dei terreni e alla germinazione delle coltivazioni nelle aree più vocate.

Alla carenza di pioggia si aggiungono i costi

“A questo si aggiungono anche i forti aumenti dei costi – aggiunge Granieri – con più di 1 azienda agricola su 10 (11%) in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività”. Ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%), si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo. I maggiori incrementi percentuali di costi correnti (dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi fino al +129% per il gasolio). Sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato. “Bisogna intervenire per contenere il caro energia e i costi di produzione, con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”.

I prezzi non devono scendere sotto i costi

“Occorre – prosegue Granieri – lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole e industriali. Con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. Occorre investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità. Ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni. E sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici”.

La siccità rischia di far aumentare la dipendenza dall’estero

La situazione climatica, spiega Coldiretti Lazio, rischia di aumentare la dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti agroalimentari. L’Italia già obbligata ad importare il 64% del grano per il pane, il 44% di quello necessario per la pasta, ma anche di mais e soia. Fondamentali per l’alimentazione degli animali. I raccolti nazionali coprono rispettivamente appena il 53% e il 27% del fabbisogno italiano secondo l’analisi del Centro Studi Divulga. Va tuttavia segnalato, che tra pochi mesi inizierà la raccolta del grano seminato in autunno e in Italia. Secondo l’Istat si stimano 500.596 ettari a grano tenero per il pane, con un incremento dello 0,5% mentre la superficie del grano duro, risulta in leggera flessione dell’1,4% per un totale di 1.211.304 ettari. Anche se su questa prima analisi pesano i ritardi delle semine.

Arrivato intanto il primo mais dall’Ucraina

Positiva, secondo la Coldiretti Lazio, è anche la notizia della prima spedizione di migliaia di tonnellate di mais dall’Ucraina. Arrivata attraverso il treno diretto ai confini ovest. Con i porti del Paese che rimangono bloccati a causa dell’invasione russa. Una notizia importante per l’Italia che acquista mais sui mercati esteri per oltre 6 milioni di tonnellate. Provenienti prevalentemente da Ungheria 30% (1,85 milioni di tonnellate), Slovenia 13% (780 mila tonnellate) e appunto Ucraina 13% (770 mila tonnellate).

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