Ippodromo Capannelle, il nuovo gestore rinuncia: ipotesi Zètema per salvare i posti di lavoro. Ma le corse?

Ippodromo delle Capannelle

Capannelle non si corre più. E ora non c’è nemmeno chi gestisce. Le piste vuote, le tribune silenziose, i lavoratori in attesa. E una domanda che rimbalza tra Campidoglio e Ministero: che ne sarà dell’Ippodromo delle Capannelle? Dopo la rinuncia del nuovo concessionario e la decadenza notificata a Marsicana srl, il Comune di Roma corre ai ripari. Sul tavolo c’è un nome che in Campidoglio spunta ogni volta che serve una soluzione rapida. Zètema.

Ippodromo Capannelle verso la chiusura, il sindacato a Gualtieri: “Dovrete gestirvi da soli anche il letame”. E annuncia proteste

Tar, decadenza e bando europeo: perché Capannelle è senza gestore

Dopo il bando di dicembre, la Marsicana srl avrebbe dovuto prendere in mano la gestione dell’impianto. La firma però non è arrivata. Il Comune di Roma ha notificato la decadenza della concessione. In parallelo, il Tar ha bocciato l’ipotesi di affidamento diretto. E quindi l’ippodromo è fermo da prima di Natale. Il calendario nazionale è stato dirottato su altri impianti. E Roma, che dovrebbe giocare in serie A, resta ai box.

Non stiamo parlando di un impianto qualsiasi. Capannelle è una struttura di livello internazionale. Dentro lavorano 29 dipendenti a tempo indeterminato, oggi in cassa integrazione, più un indotto che conta centinaia di persone tra addetti, tecnici, operatori. Ogni settimana di stop pesa.

Ipotesi Zètema: centro di allenamento in attesa del bando europeo

L’idea che prende forma in queste ore è una gestione “ponte” affidata a Zètema, la società partecipata del Comune già attiva in cultura, eventi e servizi. L’obiettivo sarebbe garantire manutenzionerecupero dell’impianto e una gestione provvisoria, mentre si completa il bando europeo per individuare il concessionario definitivo.

In concreto, Capannelle potrebbe riaprire almeno come centro di allenamento, lasciando però fuori, almeno per ora, le attività più importanti: le gare di trotto e galoppo. E qui si gioca la vera partita. Perché organizzare competizioni e gestire il circuito delle scommesse ippiche, che muove centinaia di migliaia di euro, richiede competenze e requisiti specifici. Non è scontato che Zètema possa occuparsene. Se la risposta fosse negativa, il 2026 rischierebbe di partire senza corse a Roma. Uno scenario che in Campidoglio vogliono evitare a tutti i costi.

Il tempo è un fattore chiave. Senza un gestore riconosciuto, il Ministero dell’Agricoltura non può inserire Capannelle nella ripartizione ufficiale delle gare 2026 e delle relative risorse: circa 3,6 milioni di euro. Parliamo di 100 giornate di corse e oltre 650 competizioni che, in caso di esclusione, verrebbero redistribuite ad altri ippodromi italiani. Uno slittamento al 2027 significherebbe un colpo durissimo per l’ippica romana. E per l’intero comparto. Nelle ultime ore si è tenuto un confronto tra funzionari di Roma Capitale e del ministero. Dal dicastero filtra la richiesta di formalizzare rapidamente una soluzione. Tradotto: servono atti concreti, non ipotesi.

Tensione tra le parti e un impianto definito “indecoroso”

L’ipotesi Zètema è stata illustrata ai sindacati che rappresentano i lavoratori dell’impianto. C’è preoccupazione, più che rabbia. La speranza era che il nuovo affidamento chiudesse mesi di incertezza. Invece si è aperto un altro capitolo. C’è poi lo stato dell’area, definito da ambienti capitolini “indecoroso”, una parola che fotografa lo stato attuale di una struttura che avrebbe bisogno di interventi immediati. E più passa il tempo, più diventa complicato immaginare una ripartenza rapida della stagione ippica a Roma.

Intanto la Marsicana ha ancora pochi giorni per opporsi alla decadenza. Non si escludono sviluppi legali. Ma il calendario non aspetta le carte bollate. E intanto il tempo stringe. E il rischio è che il 2026 passi senza che ai cancelli dell’ippodromo torni il rumore degli zoccoli.