La città degli sprechi. A Ponte di Nona da sette anni il Centro poifunzionale resta chiuso

Roma sembra essere sempre più la città degli sprechi. Delle cattedrali nel deserto pagate con i soldi pubblici e poi abbandonate. Per mancanza di finanziamenti o semplicemente perché la burocrazia è troppo lenta. E gli imprenditori si stufano e se ne vanno. Ultima pietra dello scandalo segnalata da un reportage su Roma Today, il Centro polifunzionale di Ponte di Nona. In questo caso ci troviamo nel cuore del sesto Municipio. Che fino alla recente riforma era l’ottavo, per intenderci quello di Torre Angela, Torre Gaia e Tor Bella Monaca. E l’edificio che doveva essere dedicato a servizi essenziali per la cittadinanza ancora aspetta di essere aperto. Da ben sette anni. Con un milione e duecentomila euro di denari pubblici già spesi. Prima sarebbe mancato il collaudo degli impianti idrici, per il quale comune ed Acea avrebbero impiegato circa un anno e mezzo. E adesso sarebbe la volta dell’impianto antincendio. Con un progetto consegnato nel 2013. Che però adesso sempre la burocrazia capitolina indicherebbe come non a norma. Con la necessità di aggiungere altre canne fumarie.

Una situazione intollerabile, secondo quanto denuncia Doriana Mastropietro. Presidente del consorzio che ha realizzato l’opera. Adesso basta, tuona la Mastropietro. Abbiamo realizzato tutto con i soldi delle opere a scomputo. Se il Campidoglio non ci fa aprire potrebbe intervenire anche la Corte dei Conti. Perché ci sono gli estremi del danno erariale.

Il Centro polifunzionale di Ponte di Nona è pronto dal 2016. Ma la burocrazia del Campidoglio ancora ferma tutto

Sarebbe pronto dal 2016. Ma tra autorizzazioni mancanti e richieste di nuova documentazione ancora il Centro polifunzionale di Ponte di Nona non è stato consegnato ai cittadini. E pensare che l’iter amministrativo per la costruzione di questo manufatto si è concluso già dal 2013. I soldi sono quelli delle cosiddette opere a scomputo. Cioè oneri di urbanizzazione che i costruttori nei diversi piani di zona avrebbero dovuto corrispondere al comune. E che sono stati convertiti in opere utili per il territorio di uguale valore. Risorse pubbliche dunque. Ma nemmeno questo ha svegliato la burocrazia. La consigliera del PD Svetlana Celli non usa mezzi termini per condannare quanto sta succedendo. E le lentezze intollerabili. Abbiamo anche tenuto una commissione trasparenza in Campidoglio, ha spiegato la Celli. Ma ancora non si è mosso niente. Con l’amministrazione Raggi sembra tutto fermo. Eppure ormai basterebbe solo il collaudo dell’impianto antincendio. Ma l’impianto è stato realizzato dal Consorzio, secondo la normativa del 2013. Che adesso non andrebbe più bene. E intanto uno spazio pubblico prezioso rischia di andare in ma.ora.

Pronto un referendum per stabilire le attività da ospitare nel Centro. Ma ora bisogna aprire

Abbiamo anche preparato un referendum da sottoporre alla cittadinanza. Per stabilire insieme in un percorso partecipato le attività da inserire nel Centro polifunzionale. Pensiamo ad uno spazio 0-99, dedicato ai bambini ma anche agli anziani. Che il quartiere assolutamente non ha. Adesso però dopo sette anni è il momento di aprire, conclude la presidente del consorzio Acru Doriana Mastropietro. L’impianto antincendio lo abbiamo fatto noi secondo le prescrizioni del comune. Ma ad ogni controllo manca qualcosa. Ormai sono quattro anni che aspettiamo tra collaudi e rinvii e i cittadini non ne possono più. L’ultima volta i tecnici sono venuti, ma incredibilmente non avevano appresso tutta la documentazione. Non sprechiamo altro tempo, perché lasciare chiuso a deteriorarsi questo edificio è semplicemente uno scandalo.

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