La Corte di Strasburgo dà ragione al governo italiano: respinti i ricorsi delle coppie gay
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dichiarato irricevibili, in tre diverse decisioni, i ricorsi presentati da diverse coppie omosessuali italiane. Le quali contestavano il rifiuto opposto dalle autorità italiane di trascrivere nei registri dell’Anagrafe i certificati di nascita esteri (in diversi casi emessi negli Usa) di bambini legalmente concepiti all’estero tramite la maternità surrogata. I ricorsi denunciavano la violazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, che sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare. In una delle decisioni, che sono state pubblicate il 30 maggio scorso, la Corte tra l’altro ricorda che la maternità surrogata, grazie alla quale i ricorrenti hanno creato una famiglia, era ed è “contraria all’ordine pubblico italiano”.
Irricevibili i ricorsi delle coppie omosessuali italiane
E che, peraltro, “gli interessati non pretendono di essere stati all’oscuro” di questo fatto. I giudici di Strasburgo rilevano che, se è vero che lo Stato italiano “non ammette la trascrizione dell’atto di nascita per quanto riguarda il padre putativo”, garantisce però, “attraverso l’adozione”, la possibilità di riconoscimento legale. Inoltre, la Corte ritiene che il mancato riconoscimento da parte delle autorità dei certificati di nascita stranieri non ha, in pratica, “intaccato in modo significativo” il godimento da parte degli interessati del proprio diritto alla vita familiare.
La Corte: agire sul riconoscimento del padre biologico
La Corte conclude quindi che le “difficoltà pratiche” che i richiedenti incontrano nella loro vita familiare in assenza di riconoscimento nel diritto italiano della filiazione “potrebbero essere in parte risolte dal riconoscimento del padre biologico, a seguito di richiesta di trascrizione parziale degli atti di nascita”. Alla luce di tutto ciò, “dopo aver condotto un riesame in profondità delle osservazioni delle parti e dei terzi e dall’analisi della giurisprudenza in materia, la Corte ritiene che l’Italia non abbia, in questo caso, superato l’ampio margine di apprezzamento di cui dispone, per quanto concerne i mezzi per stabilire o riconoscere la filiazione”. Per questi motivi, la Corte, “all’unanimità, dichiara inammissibili le richieste”.
Roccella: pensare ai bambini nati sin qui
“Dovremo pensare a una soluzione legale per i bambini nati fin qui”. Così il ministro della Famiglia Eugenia Roccella, durante la registrazione de La Confessione di Peter Gomez, in onda domani sera sul Nove, ha lanciato questa proposta, pensata per quando sarà entrata in vigore la nuova legge che renderà la maternità surrogata un reato universale. “Dovremo pensare a una sorta di sanatoria una volta che ci sarà la nuova legge per la perseguibilità dell’utero in affitto, anche per chi lo fa all’estero, visto che in Italia è già vietato per fortuna – ha detto -. Io penso che sia utile introdurre una soluzione legale che non sia un modo di aggirare le leggi per i bambini nati fin qui”.
Gasparri: utero in affitto pratica turpe e inaccettabile
“Bene la decisione della Corte europea dei diritti umani che ha dichiarato inammissibili una serie di ricorsi di coppie dello stesso sesso che contestavano l’Italia perché non permette di trascrivere all’anagrafe i bambini nati attraverso la maternità surrogata”. Così il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. “Una sentenza che conferma le nostre idee da sempre contrarie all’utero in affitto. Una pratica – prosegue – turpe e inaccettabile, ovunque essa sia praticata, che umilia le donne e trasforma i bambini, sottratti al genitore naturale, in merce da comprare e da vendere. Le donne e i bambini da tutelare e difendere, non lasciati in mano a chi vorrebbe farne oggetto di commercio”. “Molto soddisfatti della sentenza che finalmente prende una decisione forte e chiara contro chi sostiene ancora l’aberrante pratica dell’utero in affitto”, conclude.