La Funzione pubblica chiarisce: “Oggi il lavoro agile di massa non è più giustificato”
“Chi sta invocando lo smart working generalizzato nella Pubblica amministrazione non si accontenta del lavoro agile regolato, strutturato e ampiamente flessibile. Disegnato in maniera condivisa e partecipata in questi mesi – attraverso il confronto con i sindacati, e con l’intesa del Governo, delle Regioni, dei Comuni e delle Province – ma chiede il ritorno alla situazione del lockdown di marzo 2020”. Ad affermarlo in una nota è il ministero della Pubblica amministrazione che sul sito del Dipartimento della Funzione pubblica ha pubblicato 8 domande e risposte per fare chiarezza sul tema del lavoro agile nella Pubblica amministrazione. Allora, ricorda il ministero della Pa, “con un decreto legge, l’attività ordinaria nella Pa divenne quella in lavoro agile, ma non per tutti i dipendenti.
Durante il lockdown i dipendenti pubblici continuarono a percepire la retribuzione
In quella fase drammatica, una parte di lavoratori pubblici, non potendo svolgere smart working per la natura delle loro mansioni, fu costretta a ricorrere all’utilizzo di ferie e permessi pregressi. Fino ad arrivare, in alcuni casi, all’esonero dal servizio, continuando a percepire la retribuzione. Per i lavoratori dipendenti del settore privato, invece, nei casi in cui lo smart working non era possibile, si fece massiccio ricorso alla cassa integrazione”. L’Italia, rileva ancora il Dipartimento della Funzione pubblica, “viveva un’emergenza sanitaria caratterizzata dal dilagare di un virus sconosciuto contro il quale non esistevano vaccini. Per questo il Governo era stato costretto a chiudere tutte le attività e i servizi sull’intero territorio nazionale, tranne quelli essenziali, e a limitare la circolazione delle persone”.
Il ministero: non siamo più in lockdown
Oggi, si legge ancora, “fortunatamente, non siamo più in lockdown e il Paese sta tenendo aperte le sue attività. Grazie alla campagna vaccinale e alla strategia del green pass e del super green pass. Il lavoro agile di massa non è più giustificato. Ci sono tutti gli strumenti, comprensivi di diritti e di tutele per i lavoratori e per gli utenti dei servizi pubblici. Strumenti che garantiscono ampia flessibilità organizzativa alle singole amministrazioni”.
Comunque ogni amministrazione può programmare il lavoro agile
“Ogni amministrazione può programmare il lavoro agile con una rotazione del personale settimanale, mensile o plurimensile. Ciò consente di prevedere l’utilizzo dello smart working con ampia flessibilità, anche modulandolo, se necessario, sulla base dell’andamento dei contagi. Tenuto conto che la prevalenza del lavoro in presenza contenuta nelle linee guida potrà essere raggiunta anche al termine della programmazione. In sintesi, ciascuna amministrazione potrà equilibrare lavoro agile e in presenza secondo le modalità organizzative più congeniali alla propria situazione. Anche considerando l’andamento epidemiologico nel breve e nel medio periodo”. E’ quanto si legge poi sul sito del Dipartimento della Funzione pubblica che ha pubblicato 8 domande e risposte per fare chiarezza sul tema del lavoro agile nella Pubblica amministrazione.
Fino al 31 marzo il lavoro agile proseguirà sia pure in forme diverse
Fino al 31 marzo 2022, ecco la differenza fondamentale tra il lavoro agile nel settore pubblico e nel settore privato, rileva il Dipartimento della Funzione pubblica. “Sta nell’obbligatorietà, per il settore pubblico, dell’accordo individuale, come previsto dalla legge 81/2017. Mentre nel settore privato è ancora ammessa la forma semplificata di smart working, senza necessità di accordo individuale”.