“La Kyenge non ha i titoli per fare il medico”. E lei fa il pianto sui Social
“La dottoressa Kyenge non ha i titoli per fare il medico di medicina generale”. A parlare è Domenico Crisarà, presidente dell’Ordine dei medici di Padova.
Crisarà parla a 7Colli in veste di Segretario Fimmg Padova, la Federazione dei Medici di medicina generale. L’ex ministra di origine congolese si è lagnata in queste ore anche su Instagram, lasciando intendere una sorta di discriminazione nei suoi confronti.
L’ex ministro si lamenta ma non ha i titoli
“Non si tratta assolutamente di una questione personale – ci tiene a precisare –. Non abbiamo nulla contro la dottoressa Kyenge. Il problema è che la Asl ha ormai fatto diventare l’eccezionalità routine. E visto che siamo in pandemia, giustifica con l’emergenza atti che non hanno questo carattere. Tanto è vero che, oltre che sulla sua, abbiamo, come Fimmg Padova, avanzato perplessità anche su altre pratiche: sono stati ben tre, in una sola settimana, i provvedimenti che sono stati approvati come urgenti, nelle more della riunione del comitato. Peccato che la riunione fosse calendarizzata il giorno dopo l’approvazione: non si sarebbe potuto aspettare?”
“E veniamo al caso specifico. La questione è che, a nostro avviso, la dottoressa Kyenge non ha i titoli per fare il medico di medicina generale”.
Ma qual è la procedura? La legge prevede che si diventi medico di medicina generale dopo un corso di formazione specifica, che dura tre anni. Sono esentati dal corso solo i medici che si sono abilitati alla professione prima del 31 dicembre 1994. Questo per far sì che i colleghi che esercitavano prima dell’istituzione del corso potessero continuare a farlo.
“La dottoressa non rientra però in nessuna delle due categorie – afferma Crisarà – non ha quindi titoli per fare il medico di famiglia. La formazione è importante: così come lo specialista si focalizza su un organo in particolare, il medico di medicina generale impara a conoscere l’organismo nella sua complessità e nel suo insieme. Se non comprendiamo queste specificità, se pensiamo che un medico valga l’altro, così come oggi abbiamo una oculista a fare il medico di medicina generale, domani potremmo avere un otorino a fare l’anestesista o un cardiologo a fare il neurochirurgo”.
“Perché la scorta solo alla Kyenge? Servirebbe a tutti i medici”
“Alla procedura ordinaria sono tuttavia previste alcune eccezioni: se nel distretto si conta un numero di pazienti superiore a quello che può essere assorbito dai medici già impiegati sul territorio, si può procedere con un incarico provvisorio. La deroga, però, deve passare prima al vaglio del comitato aziendale. Questo non è stato fatto: il provvedimento che ha assegnato la sede a Kyenge è arrivato, appunto, con un giorno di anticipo sulla riunione. E non siamo neppure certi che ci fosse tutta questa urgenza: si sapeva già da tempo che la dottoressa entrata a gennaio aveva rinunciato per motivi personali, tanto che molti pazienti erano stati presi in carico da altri medici di famiglia”.
E, sulla scorta: “Va bene che la dottoressa Kyenge abbia la scorta, è sacrosanto. Vogliamo solo accendere un faro sul fatto che tutte le guardie mediche sono a rischio di aggressione, mentre le Asl tergiversano sul prendere provvedimenti anche semplici per aumentare la sicurezza. Avevamo chiesto che fossero dotate, peraltro a nostre spese, di un braccialetto con Gps collegato alle forze dell’ordine, per poter lanciare l’allarme in caso di aggressione, ma non ci è stato concesso. Eppure, la sicurezza è un diritto, non una concessione o un privilegio”.