La Lazio “muore” e rinasce a Bologna e vola in semifinale: Orsolini la spara fuori, Taylor non perdona
Orsolini la spara fuori, Taylor non perdona: la Lazio “muore” e rinasce a Bologna… volando in semifinale!
Scossa al Stadio Renato Dall’Ara: 1-1 e poi rigori, Bologna ko
Undici febbraio, notte da coppa e da nervi. Bologna e Lazio si annullano per lunghi tratti, si colpiscono una volta a testa e poi si consegnano alla roulette dal dischetto. Finisce 1-1 al 90’, ma la Lazio passa ai rigori 4-1 e stacca il biglietto per la semifinale contro Atalanta, eliminando i campioni in carica. Il risultato “ufficiale” resta quello: pari nei tempi regolamentari, festa biancoceleste dopo i penalty.
Primo tempo a scacchi, poi la frustata su corner
Gara tattica, ritmi bassi, tanto studio: il Bologna prova a sporcare l’uscita laziale con pressione alta e cross, la Lazio resta ordinata e aspetta l’errore. L’episodio arriva al 30’: Santiago Castro svetta su corner e batte Ivan Provedel, sfruttando un’attenzione difensiva non impeccabile. Nel mezzo, la Lazio aveva già assaggiato i guanti di Łukasz Skorupski.
L’infortunio che pesa: Pedro ko, cambia la partita
Il primo tempo non regala valanghe di occasioni, ma lascia una traccia pesante: l’uscita forzata di Pedro prima dell’intervallo. È una di quelle sostituzioni che spostano i piani e l’inerzia emotiva: il Bologna guadagna serenità, la Lazio perde esperienza tra le linee. Eppure, proprio dalla panchina arriverà il volto del pareggio: scelta obbligata, diventata chiave.
L’asse verticale che vale l’1-1
La Lazio rientra dagli spogliatoi con un’idea semplice: attaccare in verticale, senza fronzoli. Al 48’ l’azione è un triangolo in accelerazione: Adam Marušić lancia l’inserimento di Fisayo Dele-Bashiru, palla tesa in mezzo e Tijjani Noslin deve solo spingerla dentro. È il gol che “sveglia” la partita… ma solo per un attimo.
Secondo tempo: tanto possesso Bologna, poche ferite vere
Dopo l’1-1, succede “poco o nulla” perché entrambe scelgono la prudenza. Il Bologna manovra, ma spesso a ritmo prevedibile; la Lazio abbassa il baricentro e difende lo spazio, provando a ripartire quando può. È una fase in cui contano più le chiusure che le giocate: qualche mischia, qualche cross, ma senza quell’ultimo strappo capace di spaccare l’equilibrio. E quando non la vinci, rischi di perderla ai rigori.
Rigori senza pietà: il capolavoro dal dischetto
Niente supplementari: ai quarti si va dritti ai penalty. La Lazio parte forte: Nuno Tavares segna, poi Provedel para il tentativo di Lewis Ferguson. Boulaye Dia raddoppia, Thijs Dallinga tiene vivo il Bologna, ma poi arriva la spallata: Riccardo Orsolini sbaglia e Taylor chiude i conti. 4-1 e semifinale.
Classifica aggiornata: Lazio a metà del guado, Coppa come scorciatoia
In campionato la Lazio è ottava con 33 punti in 24 gare (26 gol fatti, 23 subiti): zona Europa non lontanissima, ma ancora affollata. Davanti, la vetta è di Inter (58), poi Milan (50) e Napoli (49), con Juventus e Roma appaiate a 46. Il senso della serata è chiaro: la Coppa diventa una strada “rapida” verso l’Europa.
Stato di forma: segnali, ma continuità ancora da trovare
I numeri recenti raccontano una Lazio capace di colpi e frenate: nelle ultime cinque di A ha alternato vittorie (Verona, Genoa) a un ko pesante e a due pareggi, compreso il 2-2 in casa della Juventus. È una squadra che sa restare dentro le partite (oggi lo ha dimostrato), ma che spesso fatica a “chiuderle” quando prende vantaggio o quando deve trasformare il controllo in occasioni pulite. In Coppa, però, il pragmatismo basta.
Il paragone con la Roma: più su in A, ma fuori dalla Coppa
Qui sta la differenza che brucia (o esalta): in campionato la Roma è quinta a 46, con una difesa da vertice (14 gol subiti) e piena corsa Champions; la Lazio, invece, insegue da ottava e deve fare più strada. Però la Coppa racconta l’opposto: mentre la Lazio si prende la semifinale, la Roma aveva già salutato la competizione agli ottavi, eliminata dal Torino. Due traiettorie: una più solida in A, l’altra più viva (e pericolosa) in Coppa.