La “novembrata” anomala inganna anche la natura: mimose e ciliegi in fiore
La natura è in tilt con il caldo record che inganna le piante che fioriscono fuori stagione da Nord a Sud del Paese. Come in Puglia dove sono sbocciati i ciliegi mentre in Veneto fioriscono i nespoli e anche le mimose in anticipo di 5 mesi rispetto all’8 marzo, il tradizionale appuntamento della festa della donna. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti delle alte temperature che stanno sconvolgendo la vita di piante e animali. Le fioriture anticipate sono pericolose perché, spiega la Coldiretti, c’è il rischio reale di esporle all’annunciato arrivo del maltempo con l’abbassamento delle temperature e la conseguente diminuzione del potenziale produttivo delle coltivazioni.
All’anomalia climatica si aggiunge la siccittà
L’anomalia climatica, sottolinea la Coldiretti, ha fatto peraltro scattare l’allarme siccità per tutte le colture in campo con gli imprenditori agricoli che stanno intervenendo addirittura con irrigazioni di soccorso per non compromettere le coltivazioni. Dai kiwi prossimi alla raccolta al radicchio, dai carciofi alle cime di rapa fino agli altri ortaggi lungo tutta la Penisola. A preoccupare, continua la Coldiretti, sono anche i terreni completamente secchi che impediscono le tradizionali semine autunnali dei cereali come il grano che in queste condizioni non riuscirebbe a crescere. Mentre si assiste a causa dello shock termico alla maturazione contemporanea delle verdure come cime di rape, cicorie e finocchi con i prezzi in campo in discesa libera.
Con il caldo rimasti attivi anche gli insetti
Il caldo perdurante e fuori stagione, aggiunge Coldiretti, mette a rischio anche l’uva da tavola non ancora raccolta sotto i tendoni. Tendoni dove le temperature raggiungono picchi troppo alti per garantire la conservabilità del prodotto. Ma nelle campagne gli effetti si fanno sentire anche per i parassiti che sono rimasti attivi con le temperature miti. Infatti attaccano più facilmente le colture ancora in campo. Come avviene peraltro nelle città dopo sono ancora diffuse zanzare e mosche. Una conferma del cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che, continua la Coldiretti, si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente.
Il 2022 si conferma l’anno più caldo dal 1800
Aumentano anche gli sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense. Inoltre il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale. I danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne quest’anno, precisa la Coldiretti, superano già i 6 miliardi di euro dall’inizio dell’anno. Pari al 10% della produzione. Il 2022 si classifica finora in Italia come il più caldo mai registrato dal 1800. Con una temperatura addirittura superiore di quasi un grado (+0,96 gradi) rispetto alla media storica. Ma con 1/3 di precipitazioni in meno secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr nei primi 9 mesi dell’anno.