La Patria ricorda i martiri di Acca Larenzia. Il 7 gennaio sia il giorno dedicato alle vittime del terrorismo

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Il primo ad accorgersene fu Genziano Fagiolari, l’addetto alle telescriventi nonché centralinista del Secolo d’Italia. Era un micheliniano doc e camerata di provata fede. Era un altro mondo, non c’erano computer o telefonini, ma le notizie gravi viaggiavano egualmente veloci. Verso le 18.30 le agenzie batterono la notizia di spari di fronte a una sezione del Msi, con feriti. La sezione era quella del Tuscolano, in via Acca Larenzia, e i feriti non erano feriti, ma morti. Si chiamavano Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Assassinati da un commando di terroristi rossi mai identificato. Due ore dopo cadrà, colpito a morte forse da uomini in divisa, carabineri, l’attivista della sezione Colle Oppio Stefano Recchioni. L’imputato dell’omicidio fu assolto, ma il colpo venne dalla parte dove erano i carabinieri. Avevano tutti meno di vent’anni.

L’inviato del “Secolo” ad Acca Larenzia

Fagiolari dette subito il dispaccio ad Adalberto Baldoni, allora giornalista del Secolo, oggi saggista e scrittore e autentica memoria della Destra. Adalberto ne parlò con l’allora direttore Cesare Mantovani che subito lo inviò al Tuscolano. Qui Baldoni telefonò al Secolo dalla vicina frutteria per dare le ultime notizie. Ma nel frattempo il secondo atto della tragedia si era compiuto. Anche Stefano Recchioni colpito. Migliaia di attivisti del Msi e del FdG si recarono sul luogo dell’eccidio e anche i dirigenti del partito, a cominciare da Fini. C’è una famosa foto di Fini accanto a Recchioni poco prima che Stefano fosse colpito. La rabbia dei missini esplose e gli scontri si susseguirono per giorni, con decine di arresti. Chi scrive si salvò dall’arresto solo grazie a una famiglia che aprì la porta per accogliere sei ragazzi che sfuggivano alla polizia.

Indagini malcondotte e forse anche svogliate

Sulla strage di Acca Larenzia detto e scritto moltissimo, ma la verità non è mai venuta a galla. Indagini – possiamo dirlo ex post? – poco serie, perché allora i crimini contro la destra non venivano perseguiti da quello che noi chiamavamo “il sistema”. Prova ne sia che pochi giorni prima la stessa sezione di via Acca Larenzia era stata oggetto di un assalto armato da parte dei comunisti. I ragazzi all’interno si erano salvati solo uscendo da una finestra sul retro. E dieci giorni prima il missino Angelo Pistolesi era stato assassinato sotto casa, sempre a Roma. con una vera e propria esecuzione. Anche qui le indagini, se ci furono, non condussero mai a nulla. E anche di questo misterioso omicidio i giornali di regime non parlarono più. Così anche per gli altri attentati sanguinari e violenti contro il Msi in quegli anni.

Il ruolo fondamentale di CasaPound per la memoria e la testimonianza

Ogni anno il popolo della destra ricorda i martiri di Acca Larenzia, e insieme a loro tutti i ragazzi uccisi dalla violenza rossa tollerata e in alcuni casi coperta dallo Stato. Esponenti e militanti di Msi e poi Alleanza nazionale ieri, di Fratelli d’Italia oggi, ogni anno da 45 anni ricordano. Da molti anni CasaPound ha avocato il ricordo e la memoria, chiamando il “presente!” nel luogo e nell’ora dell’eccidio, tenendo un corteo silenzioso per le strade del Tuscolano.  Chi era giovane allora partecipa, e chi è giovane oggi ricorda e testimonia. Ora che abbiamo un governo per il quale molti di destra hanno lottato e sofferto, oggi, vorremmo solo che lo Stato dichiarasse il 7 gennaio come una giornata da dedicare a tutte le vittime del terrorismo politico degli anni di piombo e di quella guerra civile strisciante che insanguinò l’Italia per anni.

E’ chiedere troppo?

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