La Raggi vuole Salvini nei Cinquestelle

Raggi Salvini

Virginia Raggi muove dalla voglia di far militare Matteo Salvini nei Cinquestelle. Solo così si può leggere il delirio odierno di altissimo contenuto politico, in un raro esercizio di raffinata dialettica politica.

Alla intellettuale prestata alla città di Roma come Sindaco è bastata una telecamera per sbarellare: “”Salvini non ha mai lavorato, sono 26 anni che fa il parlamentare, non si è mai confrontato con problemi reali“. Questo l’attacco pronunciato a ‘Timeline’ su SkyTg24.

Raggi versus Salvini

Detto da chi milita nei Cinquestelle dovrebbe essere un complimento. Sono quelli del reddito di cittadinanza. Gli uomini di Stato arrivati ai vertici della nazione dalle più sgarrupate attività “professionali”.

Ma è oggettivamente una vergogna ridurre il dibattito politico a tesi oggettivamente patetiche. A noi poco interessa – non è mai interessato – calcolare la durata dei mandati parlamentari. E dal sindaco di Roma ci aspettiamo un po’ di più. Anche perché è lei che sta brigando per avere un’altra candidatura, nonostante le regole che parevano vigere nel Movimento Cinquestelle. I due mandati che possono diventare tre.

La faccia tosta

Il che non è un problema per le persone normali. Ma i cosiddetti anticasta non possono rimproverare ad altri quello che vogliono fare loro. Perché se la Raggi avrà la possibilità di candidarsi una terza volta, poi non potrà più essere credibile quando dirà di non presentarsi ancora ad altre elezioni. Il trionfo della faccia tosta.

Quello che conta è il consenso popolare. E la politica dovrebbe essere considerata un’elevatissima funzione al servizio della Nazione. Anche perché abbiamo visto le conseguenze del cambio imposto dai Cinquestelle sull’onda di una campagna di delegittimazione della classe dirigente: disastri ovunque.

Taccia su queste cose la sindaca e semmai accetti le critiche che chiunque le può muovere, Salvini o altri. Ma non è un buon argomento quello di pretendere di tacitare l’esperienza politica. Che è ciò che manca maledettamente alla Nazikne. Roma compresa.

 

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