La Regione Lazio a Bruxelles incontra gli stakeholder della sanità UE: “Necessario uscire dalla logica ospedalocentrica”
Bruxelles, non è stata (solo) una discussione tecnica da addetti ai lavori: la partita sulle contromisure mediche – vaccini, terapie, strumenti e capacità di risposta – che si è svolta nel Comitato europeo delle regioni è destinata a incidere su come l’Europa e i singoli Stati reagiranno alla prossima grande emergenza sanitaria. E, secondo Antonello Aurigemma, il punto è uno: senza Regioni e territori al centro, la strategia rischia di restare “di carta”.
Il presidente del Consiglio regionale del Lazio e coordinatore della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative di Regioni e Province Autonome, intervenendo a Bruxelles al Comitato europeo delle Regioni, ha definito “molto utile il confronto odierno… con gli stakeholder”, in vista del parere sulla strategia proposta dalla Commissione europea.
Il messaggio da Bruxelles: niente improvvisazione
Aurigemma mette subito in chiaro la posta in gioco: “Il tema è molto delicato: non dobbiamo farci trovare impreparati di fronte a eventuali crisi sanitarie in futuro”. Un avvertimento che suona come una lezione appresa: pianificare prima, non rincorrere dopo.
E indica anche l’ossatura su cui costruire l’intervento europeo. “I pilastri su cui puntare sono sicuramente: ricerca, produzione e capacità di risposta”. Tre parole-chiave che, tradotte in politica pubblica, significano filiere più robuste, investimenti mirati e organizzazioni capaci di attivarsi rapidamente quando serve.
Regioni al centro: “fondamentale” il ruolo dei territori
Il passaggio più politico, però, è quello sul metodo: “È fondamentale mettere le Regioni e i territori al centro delle strategie europee”. Per Aurigemma, la vera efficacia si gioca vicino ai cittadini, dove funzionano (o non funzionano) i servizi, dove si reggono le reti assistenziali e dove si misurano i tempi di risposta.
Addio ospedale-centrismo: la svolta passa dal territorio
Nel confronto con gli stakeholder, spiega Aurigemma, è emersa anche “l’importanza del rafforzamento della sanità e della rete territoriale”. E qui arriva la richiesta di cambio di rotta: “Dobbiamo lavorare per uscire dalla logica ospedalocentrica… implementare l’assistenza sul territorio”.
Per farlo, serve una “giusta sinergia” tra “tutti gli attori protagonisti”, dalle aziende sanitarie ai medici, dalle professioni sanitarie alle farmacie, fino ad associazioni e volontariato. Un modello di squadra, insomma, in cui la prossimità diventa la prima linea.
Telemedicina e cure a domicilio: la ricetta anti-pronto soccorso
C’è poi il capitolo innovazione, con un esempio preciso: “Attraverso l’innovazione… è possibile implementare le cure a domicilio, basti pensare alla telemedicina”. L’obiettivo, oltre a migliorare presa in carico e continuità assistenziale, è anche alleggerire gli ospedali.
Aurigemma lo dice senza giri di parole: così “si potrebbe ridurre anche l’accesso presso i pronto soccorso… i ps infatti sono luoghi dove recarsi nei casi di emergenza, invece troppo spesso si registrano accessi inappropriati”.
Prevenzione, ricerca, innovazione: “cambio di paradigma”
La conclusione è un invito netto: “È opportuno quindi un cambio di paradigma, per affrontare al meglio le sfide del futuro, puntando anche sulla prevenzione… ricerca e innovazione”. Un percorso che, nelle intenzioni del relatore, lega strategia europea e capacità operativa locale: perché la prossima crisi non aspetterà che il sistema “si organizzi”.