La rivincita dell’olio di palma (e della Nutella): contr’ordine compagni! Non fa poi così male…

olio di palma (2)

 

Il tempo è galantuomo: già 5 anni fa scrivemmo che la demonizzazione dell’olio di palma era una bufala del consumismo. Da anni assistiamo a questa ennesima offensiva scatenata contro l’olio di palma. Ma ora giustizia è fatta. Tra le conseguenze  del conflitto Russia-Ucraina infatti anche i rincari sugli approvvigionamenti a breve termine di olio di semi di girasole. “L’Ucraina  – spiega un addetto ai lavori, Roberto Fiorentini – produce l’80% del fabbisogno mondiale dell’olio di semi di girasole. Le inevitabili interruzioni della catena logistica, conseguenti al conflitto, porteranno nel giro di pochi giorni all’esaurimento delle scorte disponibili. Cui seguirà la mancanza, a livello mondiale, di un ingrediente impiegato in una varietà di prodotti che molte industrie hanno scelto per sostituire il tanto criticato olio di palma”.

Ora le aziende alimentari dovranno comprare olio di palma

“Le aziende alimentari  hanno a magazzino stock di incarti con una ricetta e la ristampa con nuovi ingredienti, oltre a comportare l’ennesimo aggravio di costi, richiede tempo. Per questo rischiamo entro poche settimane di vedere scaffali vuoti di molti prodotti”, aggiunge Roberto Fiorentini. E noi aggiungiamo: senza contare che dovranno cancellare la scritta terrorista “Senza olio di palma”, utilizzata dalle aziende (tranne la Ferrero) nel tentativo di vendere i loro prodotti e acquisire compratori superficiali.  “La situazione obbligherà aziende che nel recente passato hanno scelto di abbandonare senza motivo scientifico l’utilizzo di olio di palma ad approvvigionarsi di olii alternativi”. Lo sottolinea Mauro Fontana, presidente dell’Unione italiana Olio di palma sostenibile. In Italia almeno il 95% di olio di palma importato è certificato sostenibile.

Demonizzazione antiscientifica dell’olio di palma

Che dire? Siamo abituati a propalazione improvvisa di menzogne su scala globale sui più svariati argomenti, subito irresponsabilmente e morbosamente rilanciate sul web e sui media. Ma questa sull’olio di palma non ha alcun fondamento scientifico. E ciò rende ancora più grave il fatto che le maggiori aziende alimentari si preoccupino di evidenziare sui loro spot pubblicitari la dicitura “senza olio di palma”. Ciò vuol dire che le grandi aziende alimentari hanno la sola preoccupazione di compiacere il consumatore nella sua fobia irrazionale di questo o quel componente. In pratica, lo stanno prendendo in giro, anche perché non dovrebbero scrivere cosa non contiene il loro prodotto, ma cosa contiene.

Il capitalismo guarda più al profitto che alla verità dei fatti

Sì, perché spesso nelle merendine o biscottini vari al posto dell’olio di palma ci sono componenti nocive – queste davvero –. Ma le aziende si guardano bene dal menzionarli. Non sappiamo esattamente quando sia nata la favola dell’olio di palma dannosa, ma certo è stata una macchinazione ben studiata e divulgata. Purtroppo con la complicità di grandi giornali, cui è seguita subito la presa di posizione di aziende evidentemente più interessate al profitto che alla verità dei fatti. L’olio di palma non è dannoso, anzi, e chiunque ne voglia sapere di più può consultare il sito del ministero della Salute e qualsiasi pubblicazione scientifica seria. Per semplificare, diremo che è come il burro, non se ne deve abusare. Ma il vantaggio è che la palma da olio rende sette volte di più di altre piante con i cui olii si vorrebbe sostituire l’olio di palma.

Come abbiamo già scritto nel 2017, l’unica azienda che ha rifiutato di omologarsi a questa vulgata antiscientifica e un po’ fondamentalista contro l’olio di palma è stata la Ferrero. La produttrice della Nutella, che per la sua celebre crema di nocciola utilizza l’olio di palma. Quando partì la campagna terrorista contro l’olio di palma, la Nutella perse qualche punto percentuale nelle vendita. Ma quando attuò la sua controffensiva, spiegando come e perché l’olio di palma non è pericoloso né danneggia l’ambiente, la Nutella ha riconquistato posizioni di mercato. In alcuni Paesi del Sudest asiatico, ad esempio, da dove proviene la grande maggioranza dell’olio di palma, decine di milioni di persone lavorano – e quindi vivono – in questo settore produttivo.

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