La Roma si ferma a Marassi, Vitinha gela Gasperini: il sogno Champions adesso trema davvero
La Roma cade 2-1 a Genova, inciampa proprio quando serviva continuità e si ritrova con il fiato corto nella corsa Champions. Al Ferraris finisce con il Genoa in festa e con i giallorossi travolti da una sensazione già vista: tanto possesso, diversi segnali positivi, ma una gestione dei momenti chiave ancora insufficiente. Il verdetto è pesante: il Grifone si prende tre punti d’oro, la Roma un’altra sera da rimpianti.
Un primo tempo acceso, ma senza il colpo giusto
Nei primi 45 minuti la squadra di Gasperini ha tenuto più palla, ha provato a cucire gioco e ha cercato di allargare il campo, ma senza trasformare il predominio territoriale in occasioni davvero pulite. Il Genoa, invece, ha fatto la partita che voleva: attesa, aggressione sui riferimenti, recuperi bassi e ripartenze rapide. Il ritmo è stato alto, l’intensità pure, ma la differenza l’ha fatta la lucidità negli ultimi metri, mancata soprattutto alla Roma.
La gara gira sul rigore, e lì la Roma si complica da sola
A inizio ripresa l’episodio che cambia il pomeriggio: fallo di Pellegrini su Ellertsson e calcio di rigore per il Genoa. Dal dischetto Messias non sbaglia e porta avanti i rossoblù. È l’ennesimo passaggio delicato gestito male dai giallorossi, che in una partita bloccata regalano l’inerzia all’avversario con un’ingenuità evitabile. In gare del genere, contro squadre affamate e organizzate, certi errori diventano macigni.
La reazione romanista, però, è stata immediata
Il merito della Roma è di non essersi sfilacciata dopo l’1-0. La squadra ha alzato subito il baricentro, ha spinto sugli esterni e ha trovato il pari quasi nell’azione successiva con Ndicka, bravo a capitalizzare una situazione nata da corner. Per qualche minuto la sensazione era chiara: i giallorossi potevano ribaltarla. Anche il gol poi annullato a Malen per fuorigioco ha raccontato una Roma più viva, più feroce, forse persino più convinta del Genoa.
E invece il colpo decisivo lo ha sferrato il Genoa
Nel finale, quando la partita sembrava appesa a un dettaglio, è arrivata la giocata che ha deciso tutto: filtrante intelligente di Masini e zampata di Vitinha per il 2-1 all’80’. È stato il premio alla concretezza rossoblù e la condanna di una Roma che non ha saputo blindare la gara nei suoi snodi cruciali. Nel recupero Svilar ha evitato perfino il 3-1 su Malinovskyi, fotografia perfetta di un finale in apnea.
La sconfitta racconta un problema più profondo del semplice episodio
La Roma oggi non perde soltanto per un rigore causato o per una distrazione difensiva: perde perché continua a oscillare dentro la stessa partita. Costruisce, produce, dà l’impressione di poter prendere il comando, poi si inceppa quando serve maturità. È il limite che si era già visto nel 3-3 con la Juventus, dove la squadra aveva sprecato un vantaggio importante. Il talento c’è, ma la gestione emotiva resta fragile.
La classifica, adesso, fa davvero male
Nei live aggiornati dopo Genoa-Roma, i giallorossi scivolano al quinto posto con 51 punti, alle spalle del Como, anch’esso a quota 51 ma davanti nella graduatoria aggiornata, mentre la Juventus resta incollata a 50.
Il Genoa, con questo successo, sale invece a 30 punti e si mette in una zona meno soffocante della parte bassa. Va ricordato che la 28ª giornata non era ancora del tutto conclusa al momento del triplice fischio, ma la sostanza non cambia: per la Roma questa è una frenata pesantissima.
Anche lo stato di forma romanista merita attenzione
Sommando gli ultimi risultati di campionato, la Roma arriva a un bilancio di due vittorie, due pareggi e due sconfitte nelle ultime sei gare di Serie A: non un crollo, ma nemmeno il passo di una squadra che vuole blindare la Champions.
In più c’è un contesto complicato: alla vigilia Gasperini aveva parlato di emergenza offensiva, con Dovbyk fermo da tempo, Ferguson verso l’operazione e fuori anche Dybala e Soulé. Un quadro che toglie alternative e pesa nei finali.
Il paradosso è che il futuro arriva subito
Domenica prossima la Roma è attesa dallo scontro diretto sul campo del Como, una partita che dopo questo ko assume il profilo di un vero spareggio europeo. Ed è proprio qui che si misura la tenuta di una squadra: non nelle parole, ma nella capacità di trasformare una botta in una risposta. Marassi ha acceso tutte le spie d’allarme. Como dirà se la Roma è ancora padrona del proprio destino o se il quarto posto sta già scivolando via.