La scuola telematica non funziona. A Roma un milione di genitori nel panico

La scuola ai tempi del coronavirus è diventata telematica. Le classi almeno fino a settembre resteranno vuote, perché il rischio di assembrare 20 o 30 bambini e ragazzi in spazi stretti è troppo grande. Didattica online quindi, con le varie piattaforme disponibili in rete. Gli studenti si vedono e studiano su meet, maestre e professori postano orari, compiti e allegati su classroom. Sarà certamente l’antipasto della scuola del futuro, ma per tantissimi genitori è stato l’inizio di un incubo. Se gli insegnanti meno giovani hanno dovuto fare corsi accelerati di informatica e comperarsi di corsa la stampante wireless da abbinare all’iPad, per mamme e papà nati ne secolo scorso è iniziata una vera corsa a ostacoli. Prima infatti lo stress iniziava verso le sette della mattina, e alle otto e trenta era tutto finito. Ora invece l’impegno dura l’intera giornata. E se per i ragazzi più grandi non è un problema, chi ha i propri figli impegnati nella scuola primaria è costretto a dividersi in un vero e proprio doppio lavoro. Con il rischio concreto di mandare al proprio capo in ufficio l’ultimo problema di matematica appena risolto e salvato sul computer. Può sembrare un gioco, ma in realtà governo, Regioni e comuni non ci hanno pensato. E il supporto per i genitori che lavorano in pratica non esiste.

https://www.oggiscuola.com/web/2020/03/26/genitori-protestano-la-didattica-online-non-funziona/

La scuola online tra banda larga e genitori sotto stress. Cosa va e cosa no

La scuola online è diventata di colpo realtà per circa otto milioni e mezzo di studenti. E per altrettanti insegnanti e genitori. Un salto nel futuro molto accelerato, causa coronavirus. Tutti si sono dovuti più o meno adeguare, e in un certo senso può anche essersi trattato di una opportunità. Ma i problemi non sono mancati, ad iniziare dalla organizzazione della didattica e del lavoro. Infatti il buono babysitter previsto dal governo ancora non è arrivato, e comunque non è assolutamente sufficiente. Ma soprattutto se entrambi i genitori lavorano non c’è nessuno in grado di assistere i figli più piccoli nella didattica da remoto. E non si può pretendere che tutte le tate siano in grado di gestire programmi informatici e video conferenze spesso complicati. In più in molte zone d’Italia la connessione alla rete non è ancora garantita. O non è così potente da consentire di non perdere il segnale durante una interrogazione. O mentre vengono corretti e assegnati nuovi compiti. Chiaro che si tratta di una emergenza, e come tale va gestita. Ma forse la ministra Azzolina e i suoi collaboratori avrebbero potuto scegliere in maniera diversa. Puntando di più sulla socializzazione dei bambini, e in maniera meno rigida sul completamento dei programmi didattici. Perchè il rischio di un grande sforzo che serva poco a tutti purtroppo è molto concreto.

Roma, la protesta dei genitori della Settembrini. Solo compiti e confusione

E anche a Roma è esplosa la protesta di tanti genitori su come viene gestita la scuola online. La connessione è una tragedia, e c’è il tema dell’abuso del registro elettronico. È la protesta di Claudia Bisceglie, 44 anni e mamma di due figli che frequentano la scuola media Settembrini. Ma anche alla scuola primaria De Gasperi le cose non sembrano andare meglio. Nicoletta Vivone fa l’infermiera, e ha una figlia di nove anni. Io sto lavorando, faccio turni massacranti. E devo anche pensare alle fotocopie dei compiti. Almeno se mia figlia Elisa studiasse come a scuola sarei contenta. Ma i bambini si connettono con il computer, e al massimo interagiscono una o due volte in quaranta minuti. Non c’è dietro una organizzazione seria. Insomma, forse sarebbe il caso di cambiare qualcosa. Specie se da settembre le cose non si modificheranno.  Perchè così si rischia di stressare figli e genitori, e di non raggiungere quasi mai il risultato sperato. E  secondo gli ultimi sondaggi oltre il 50 per cento delle famiglie romane non ha ancora il computer a casa. Un contributo per l’acquisto del pc a fondo perduto per i più bisognosi sarebbe intanto un’ottima idea.

https://www.google.it/amp/s/www.corriere.it/scuola/medie/20_marzo_23/coronavirus-didattica-distanza-sfogo-genitori-non-funziona-e331a5dc-6cf6-11ea-ba71-0c6303b9bf2d_amp.html

 

 

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Commenti

  • Giorgia scrive:

    Condivido lo spirito dell’articolo, sono una mamma impegnata nella Scuola. Sono il Presidente del Consiglio di Istituto di un complesso molto grande romano, che sta gestendo egregiamente l’emergenza, Abbiamo iniziato tra i primi con la DaD ed abbiamo un orario giornaliero quasi identico a quello in presenza. MA le famiglie subiscono un carico emotivo e partecipativo enorme, che non viene minimamente indicato quale fattore “emergenziale”. Unico lato positivo è il ritorno alla centralità educativa familiare, compito sin tropo demandato alla Scuola da genitori impegnati. Ciò, però, non sposta la criticità della DaD, che non può essere presentata come spot governativo.