La serie di “Zerocalcare” (una parolaccia ogni 17 secondi) è come la corazzata Potemkin ma guai a dirlo (video)

Zerocalcare

La serie di Zerocalcare su Netflix è diventata la serie cult del momento. Si chiama “Strappare lungo i bordi” e assicurano dalla piattoforma di streaming, che sia apprezzata perfino a Singapore. Difficile che qualcuno da Singapore possa smentire. Oggi la polemica verte su dialetto romanesco, ma sono altri aspetti che colpiscono e passano sotto silenzio.

Tanto per iniziare, l’ingiustificato turpiloquio che farcisce le storie a fumetti, trasformati per Netfilix in cartoni animati. Una media di una parolaccia ogni 17 secondi. Avete capito bene: un esempio per tutti? Prendete il terzo episodio. Nel dettaglio, nei primi cinque minuti si registrano 9 volte la parola “cazzo”, 2 volte “merda”, 1 “sfanculato”, 1 “cazzi tua”, 1 stronza, una volta “stronzi”, uno “sticazzi”, un “cazzi tua”. Dulcis in fundo, un “cesso”.

Il flusso di coscienza post adolescenziale accompagnato da un Armadillo doppiato da Valerio Mastandrea, è assurto a capolavoro esistenzialista, sul quale è vietato fiatare. Un esempio? Sul gruppo Fb Punto Netflix, un eroico spettatore ha osato dire in modo più articolato quello che disse Fantozzi della corazzata Potemkin. “Una cagata mostruosa”. Ecco il commento “incriminato”, ma altamente liberatorio.

Questo il post che demolisce la serie di Zerocalcare, censurato sui Social

«Ho appena visto la prima puntata di:“Strappare lungo i bordi” – ha scritto David L. sulla pagina Fb Punto Netflix –  Quando ho letto il titolo ho pensato: questo é un cartone animato scritto da un qualche studente universitario, che tra libri al limite del complotto e qualche tiro di Marijuana si é fatto il trip che é schiavo del sistema e che c’è qualche potere forte che lo incastra e lo vuole sofferente. Infatti, si dimostra la versione animata dell’adolescente mezzo depresso/emo che non ha un cazzo da fare tutto il giorno e si lamenta in continuazione della società in cui viviamo dispensando la sua morale e presunta intelligenza dove crede che siamo tutti bigotti, schiavi di una società patriarcale, maschilista e sessista. (Immagino che dal secondo episodio aggiungeremo il razzismo e l’omofobia, ma non so se andró avanti) se il personaggio principale in t-shirt punk l’avessero fatto figlio di un milionario, evasore fiscale, con aziende che inquinano, sfruttano e non garantiscono alcuna dignitosa vita ai loro dipendenti. Sarebbe stata la più reale interpretazione di Santori e i suoi amici Sardine. Grazie Netflix che se voglio posso tornare a riguardare per la ventesima volta Bojack. Primo episodio per me voto 1, criticatemi pure».

Sul post sono fioccati insulti a bizzeffe. Tra i pochi a solidarizzare con David, tale Erica G. «Occhio, che a scrivere contro questa serie si rischiano i peggiori insulti. C’è una minoranza rumorosa in questo gruppo che non ha capito che Netflix è una piattaforma politicamente neutra, quindi non si capacita come il prodotto in questione non riscuota un successo proporzionale alla spinta ossessiva in tutto il mainstream».
Comè finita? Il post di David L. è stato censurato in modo subdolo, disattivando i commenti. Il post c’è ancora, ma è impossibile commentare. Si può intervenire solo sui post che esaltano la serie. L’ordine di servizio pare chiaro anche sui giornali: su Zerocalcare Zero critiche.

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