Lampedusa ora spera nel maltempo: solo così rallentano gli sbarchi degli immigrati illegali

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Mentre i moltiplicano gli allarmi e le voci contrarie al regolamento del governo sugli sbarchi illegali, le Ong lanciano l’ennesimo allarme. “Barchino in difficoltà”, ovviamente da portare in Italia. Ma la soluzione è solo quella di non partire. Restano difficili le condizioni nell’hotspot di Lampedusa. Nella struttura a fronte di una capienza di poco più di 350 posti stamani erano presenti 1.213 ospiti. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Viminale, lavora senza sosta ai trasferimenti. Oggi in 110 si sono lasciati alle spalle il centro di contrada Imbriacola per essere imbarcati sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle. Per altri 60 previsto il trasferimento a bordo di una motovedetta della Guardia costiera. Sul fronte degli arrivi, invece, la notte ha concesso una tregua.

Solo il maltempo ferma i clandestini illegali

“Qui gli arrivi sono senza soluzione di continuità. Abbiamo numeri stratosferici anche in pieno inverno. Le temperature intorno ai 20 gradi e il mare piatto favoriscono gli sbarchi. Nel 2022 abbiamo già superato i 100mila transiti sull’isola”. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, spera in un peggioramento delle condizioni meteo. “Solo quello può fermare gli approdi”, dice sconsolato all’Adnkronos. Quando il mare si increspa e il vento la sferza, la piccola isola al centro del Mediterraneo respira. “Sono gli unici momenti in cui c’è un po’ di calma, in cui forze dell’ordine e personale impegnato nella gestione degli sbarchi possono tirare un sospiro di sollievo”.

Una spola continua tra Lampedusa e la Sicilia

Arrivi continui e hotspot in affanno. Nella struttura di contrada Imbriacola, che può ospitare circa 350 ospiti, le presenze nelle scorse ore hanno sfondato quota 1.300. “Abbiamo una media di 300-400 arrivi al giorno e con i traghetti di linea diretti a Porto Empedocle riusciamo a trasferirne 200 circa. Con tutta la buona volontà del Viminale e della Prefettura di Agrigento così di certo il centro non può svuotarsi”. Ecco perché ancora una volta il primo cittadino invoca la “presenza fissa” di una grande nave che “faccia la spola tra l’isola e la Sicilia per consentire spostamenti rapidi e dai grandi numeri”. L’alternativa è “un sistema di navi governative che una volta salvati i migranti in mare li trasferisca direttamente in altri porti italiani”. Ma chi le pagherà queste grandi navi invocate? E perché?

Sullo sfondo resta ancora una volta il silenzio dell’Europa

Sullo sfondo resta ancora una volta il silenzio dell’Europa. “Mi sembra che a parole ci sia da parte di tutti gli Stati solidarietà e condivisione nel voler gestire il fenomeno migratorio ma nei fatti succede ben poco. Lo vediamo con il regolamento di Dublino che non cambia e che, invece, va assolutamente rivisto perché non può essere solo l’Italia farsi carico di questo fiume umano, e lo abbiamo visto con il caso dell’Ocean Viking e la presa di posizione della Francia. Mi sembra un episodio emblematico”. Insomma, per il sindaco di Lampedusa, “di solidarietà si parla nei salotti di Bruxelles, ma il problema rimane all’Italia. Con Lampedusa in prima linea per quanto riguarda gli arrivi via mare che per il 90 per cento passano da qui”.

I trafficanti di schiavi contenti se ci sono le ong a “salvare” i clandestini

Ecco perché dal Governo Meloni il primo cittadino si aspetta una maggiore attenzione. “Penso che possa fare uno sforzo in più nei confronti di questa Isola perché questi numeri sono difficili da gestire per un piccolo Comune come il nostro”. E il decreto con il nuovo codice di condotta per le ong? “Premesso che il problema va risolto a monte, nei tavoli europei in cui occorre sedersi per stabilire regole e prassi condivise perché lo scaricabarile sui porti una volta che i migranti sono sulle navi delle ong è indecoroso. Ritengo che un segnale andava dato all’Europa”. Anche se, “di fatto bloccare le ong non risolve il problema perché l’impatto delle persone salvate (sic) dalle ong è minimo rispetto ai numeri complessivi degli arrivi. Non escludo, però, che chi traffica con gli esseri umani possa approfittarsi della presenza di queste navi nel Mediterraneo”.

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