Latina, bracciante morto senza braccio: alla moglie Sony subito il permesso di soggiorno

Latina, un campo agricolo simile a quello in cui è morto il bracciante indiano

La Prefettura di Latina ha disposto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione speciale a Sony, la vedova di Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni morto mercoledì mattina dopo un tragico incidente sul lavoro e il mancato soccorso tempestivo.

Sony avrà subito il permesso di soggiorno

La donna, accompagnata da Hardeep Kaur, segretaria della Flai Cgil di Latina e Frosinone, è uscita dall’ufficio passaporti di Palazzo M nel pomeriggio di venerdì. Il rilascio del permesso rappresenta un primo passo concreto per garantire un futuro a Sony, che si è trovata ad affrontare questa immensa tragedia da sola e senza documenti.

Latina, bracciante morto senza braccio

Singh, come molti altri migranti, lavorava in condizioni di sfruttamento estremo. L’incidente in cui ha perso la vita è avvenuto mentre era impegnato nella coltivazione di fragole e ortaggi.

Il macchinario gli ha tranciato un braccio, ma il proprietario dell’azienda agricola, anziché soccorrerlo e trasportarlo in ospedale, lo ha abbandonato in un pulmino davanti casa sua. L’uomo ha addirittura gettato dal finestrino una cassetta della frutta contenente il braccio amputato.

Solo l’intervento successivo di un’eliambulanza ha permesso di trasportare Singh al San Camillo di Roma, dove purtroppo i medici non hanno potuto salvarlo. Sia la vittima che la moglie, Sony, 26 anni, erano prive del permesso di soggiorno.

Titolare dell’azienda indagato per omicidio colposo

Il titolare dell’azienda agricola è attualmente indagato per omicidio colposo, omissione di soccorso e violazione delle norme sulla sicurezza.

La morte di Satnam Singh è una tragedia che scuote ancora una volta la coscienza del Paese e richiama l’attenzione sulle condizioni inaccettabili in cui lavorano tanti migranti in Italia. La concessione del permesso di soggiorno alla vedova è un atto di doverosa umanità, ma è necessario fare di più per contrastare il caporalato e lo sfruttamento, tutelando i diritti e la dignità di tutti i lavoratori.