Latina, droga e violenta il figlio, poi manda i video all’amante e alla moglie di lui: chiesti 16 anni di carcere per un’infermiera

invio messaggi

Narcotizzava il figlio di 14 anni, abusava di lui e poi mandava i video di quello che aveva fatto al suo amante e alla moglie di lui. Non è la trama di un film horror, ma quanto accaduto realmente a Latina. Protagonista un’infermiera, in una vicenda che somiglia molto a quella che vede in questi giorni l’arresto della professoressa e del giornalista, accusati di essersi scambiati messaggi con materiale pedopornografico.

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Infermiera a processo: richiesti 16 anni di carcere

La donna, un’infermiera di circa 40anni, è finita è finita sotto processo con accuse gravissime: secondo la Procura di Roma, avrebbe compiuto abusi sul figlio minorenne, documentando tutto e condividendo il materiale in una chat privata. Per lei il pubblico ministero ha chiesto 16 anni di carcere, al termine del rito abbreviato. Una richiesta che fotografa la gravità del quadro emerso durante le indagini. Nel procedimento non è coinvolta solo la donna. Con lei sono finiti sotto accusa anche l’amante, un uomo della stessa età, e la moglie di lui. Secondo l’impostazione della Procura, entrambi avrebbero avuto un ruolo nella vicenda, almeno sotto il profilo del concorso morale e della gestione del materiale illecito.

Per l’uomo è stata avanzata una richiesta di pena analoga, mentre la posizione della moglie seguirà un processo separato, con prima udienza fissata nelle prossime settimane davanti al Tribunale di Latina.

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L’indagine della Procura: dalla segnalazione dei colleghi al sequestro dei telefoni

L’inchiesta nasce quasi per caso. I colleghi dell’infermiera iniziano a notare qualcosa di diverso: distrazione, uso continuo del telefono, segni sul corpo. Temono una situazione di violenza domestica. La segnalazione arriva all’ex compagno della donna, che decide di andare fino in fondo e presenta denuncia. A quel punto la Procura apre un fascicolo e dispone i primi accertamenti. Da lì è scattata una segnalazione e gli accertamenti si sono concentrati sulla sua vita privata. La svolta è arrivata con il sequestro dei cellulari, che ha permesso agli investigatori di entrare nella chat condivisa tra gli indagati. È lì che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, emergono video e immagini che riguardano il figlio della donna.

Secondo l’accusa, la donna avrebbe registrato e inviato materiale al suo amante, un imprenditore, con cui aveva una relazione dopo la separazione. Nella chat, sempre secondo quanto emerge dagli atti, sarebbe stata presente anche la moglie dell’uomo, poi rinviata a giudizio con rito ordinario. Gli inquirenti contestano all’uomo e alla sua compagna il concorso morale nella violenza sessuale e la condivisione del materiale. Per entrambi, la Procura ha chiesto 16 anni di reclusione nel procedimento con rito abbreviato.

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Il minore e le indagini: il racconto e i riscontri

Il ragazzo, oggi lontano dalla madre, è stato ascoltato in sede protetta. Il suo racconto, unito ai riscontri tecnici sui dispositivi, costituisce uno degli elementi centrali dell’indagine. Secondo quanto ricostruito, gli episodi contestati risalirebbero ai primi mesi del 2025. Le verifiche hanno riguardato anche la presenza di ulteriore materiale e i contatti digitali degli indagati.

La Procura contesta reati gravi: violenza sessuale su minore e produzione e diffusione di materiale pedopornografico. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha sottolineato la gravità oggettiva dei fatti e il profilo degli imputati, chiedendo per i principali indagati una condanna a 16 anni di carcere, senza riconoscimento delle attenuanti generiche. Parallelamente è stata disposta la revoca della responsabilità genitoriale per la madre. Il minore oggi vive con il padre.

Il procedimento è ancora in corso e saranno i giudici a stabilire responsabilità e pene. Una vicenda che, al di là dell’esito giudiziario, lascia aperte molte domande. E un segno profondo.