Lazio KO nell’Olimpico vuoto e muto: l’Atalanta si prende l’Europa
Allo Stadio Olimpico di Roma va in scena una serata straniante: spalti vuoti, protesta e un clima da “partita sospesa”, figlio della contestazione verso Claudio Lotito. In campo, però, non c’è spazio per la poesia: la Lazio cade 0-2 e vede scappare un altro treno europeo. Ivan Provedel deve arrendersi al rigore di Éderson e alla gemma nella ripresa di Nicola Zalewski.
Il rigore che spacca la partita
La gara resta equilibrata finché non arriva l’episodio che cambia inerzia e umori: l’Atalanta affonda a destra, palla in area, e Danilo Cataldi in scivolata intercetta con il braccio giudicato alto. VAR, conferma, dischetto. È il 41’: l’Atalanta ringrazia e incassa un vantaggio pesante, perché fino a lì la Lazio aveva risposto colpo su colpo (anche con un palo) senza però trovare la zampata “sporca” che spesso decide queste partite.
La perla che spegne l’assalto
La ripresa racconta il copione che teme ogni squadra quando insegue: ti sbilanci, perdi misura e rischi di essere punito. Al 60’ arriva la fotografia del match: assist dal lato sinistro, stop e controllo al limite, poi un destro a giro che si infila sull’angolo lontano. È un colpo da biliardo, di quelli che tagliano le gambe più di un contropiede. Da lì l’Atalanta si compatta e fa la partita che sa fare: corta, lucida, cattiva.
Occasioni e rimpianti biancocelesti
La Lazio non smette di provarci, ed è forse questo il dettaglio più crudele: produce fiammate, ma non la scintilla decisiva. Marco Carnesecchi si prende la scena con almeno un intervento “da highlights” su deviazione ravvicinata, mentre Daniel Maldini accende strappi e conclusioni senza trovare precisione. C’è anche un check VAR lungo per un possibile rigore: tocco di mano, sì, ma prima fuorigioco di Nuno Tavares. Nel finale, un palo di testa grida vendetta.
Chi l’ha vinta davvero
Tatticamente è un romanzo in due capitoli: Lazio aggressiva nel recupero palla e nel tentativo di alzare il ritmo, Atalanta chirurgica nel trasformare gli errori in oro. Il 4-3-3 di Maurizio Sarri prova a costruire con ampiezza e inserimenti, ma quando si rompe l’equilibrio la squadra si allunga e concede campo alle transizioni. Dall’altra parte, il 3-4-2-1 di Raffaele Palladino regge l’urto, colpisce nei momenti chiave e gestisce senza tremare: due tiri “pesanti”, due gol.
Panoramica Serie A: scudetto e corsa Europa
La classifica aggiornata fotografa un campionato a due velocità: Inter in testa a 58, inseguita da Milan (53) e Napoli (49). Dietro, bagarre per Champions e piazzamenti: Juventus e Roma sono a 46, mentre il colpo dell’Atalanta la porta a 42 (6ª), superando Como (41). La Lazio resta 8ª a 33, e vede l’Europa allontanarsi.
Stato di forma Lazio: pareggi, strappi e una frenata in casa
Il dato che racconta meglio il momento è la continuità “a metà”: tanti risultati utili, ma poche vittorie per cambiare marcia. La Lazio, da dicembre in poi, è tra le squadre con più pareggi e ha raccolto appena tre successi nello stesso periodo: non crolla spesso, ma fatica a “uccidere” le partite. E all’Olimpico il trend è ancora più severo: quando subisci e rincorri, ti esponi, e la lucidità sotto porta diventa un problema strutturale, non episodico.
Il replay che può cambiare la stagione
Come se non bastasse, questa sfida non finisce qui: tra poche settimane arriva il bis in Coppa Italia, con l’andata della semifinale fissata il 4 marzo 2026, di nuovo all’Olimpico. Per la Lazio può diventare la scorciatoia più realistica verso l’Europa, ma a una condizione: ritrovare cattiveria negli ultimi 20 metri e ridurre gli errori “penali” (in tutti i sensi). Perché contro un’Atalanta così, i regali non tornano indietro.