“Le maestre precarie non vengano scaricate”: il M5S sfida PD, AVS e ‘Roma Futura’ sul diritto al lavoro nella scuola

ROma, Linda Meleo sotto al Campidoglio con le lavoratrici

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Roma, per anni sono state chiamate per coprire assenze improvvise, sostituire personale mancante e garantire continuità nelle scuole dell’infanzia comunali della capitale: ora molte insegnanti inserite nel circuito scolastico attraverso la Messa a disposizione, le cosiddette MAD, temono di non poter più lavorare per la Capitale dal prossimo anno scolastico. Il caso è arrivato in Campidoglio, dove il Movimento 5 Stelle ha depositato una mozione urgente per chiedere che l’esperienza maturata da queste lavoratrici non venga cancellata con un tratto di penna.

La scelta della Giunta: dal prossimo anno stop al sistema MAD

Il nodo nasce da una decisione precisa della Giunta Gualtieri. In attuazione della deliberazione di Giunta numero 104 del 14 aprile scorso, Roma ha stabilito che, al termine dell’anno scolastico 2025/2026, nelle scuole dell’infanzia non sarà più applicato l’istituto delle MAD. Al suo posto entrerà in funzione la nuova graduatoria capitolina per le supplenze voluta dall’assessore Pratelli. Una riorganizzazione presentata come riordino del sistema, ma che per chi ha già lavorato negli istituti comunali rischia di significare esclusione.

Il M5S porta la vertenza dentro l’Aula Giulio Cesare

A dare voce alla protesta è la consigliera capitolina Linda Meleo, prima firmataria della mozione insieme a Virginia Raggi, Daniele Diaco e Paolo Ferrara. Il testo non chiede una stabilizzazione automatica delle insegnanti, ma una soluzione transitoria che riconosca l’esperienza acquisita e consenta alle lavoratrici MAD di non essere espulse dal sistema delle supplenze. Un passaggio politicamente pesante, perché trasforma un nuovo regolamento amministrativo in una battaglia sui diritti e sulla continuità occupazionale.

Il bersaglio politico: la maggioranza che governa Roma

La mossa del M5S mette in difficoltà la maggioranza del sindaco Roberto Gualtieri. Il Partito Democratico, ma anche Roma Futura e le forze dell’area ecologista (AVS-Alleanza Verdi e Sinistra) che sostengono l’amministrazione saranno chiamati a scegliere se difendere senza modifiche la nuova impostazione o aprire una tutela per chi ha già lavorato nelle scuole comunali. La domanda è semplice e destinata a pesare nel dibattito politico: si può parlare di dignità del lavoro mentre si lascia fuori chi ha garantito per anni il funzionamento del servizio?

Roma Futura chiamata direttamente in causa sulla scuola

La vertenza investe soprattutto Roma Futura, il movimento politico guidato dalla consigliera regionale Marta Bonafoni (che è anche coordinatrice della segreteria nazionale PD di Elly Schlein) con cui è stata eletta in Assemblea Capitolina Claudia Pratelli, oggi assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro della Giunta Gualtieri. La delega politica sulla scuola è dunque direttamente coinvolta nella nuova organizzazione delle supplenze. Per il movimento che ha costruito una parte della propria identità su diritti, partecipazione e inclusione, il caso delle insegnanti MAD rischia di diventare un banco di prova difficile da aggirare.

Il voto non risulta ancora: ma la frattura politica è già aperta

La mozione del M5S è stata presentata, il voto dell’assemblea capitolina dovrebbe aver luogo giovedì prossimo 28 maggio. La battaglia, tuttavia, è già arrivata sotto le finestre della politica capitolina: oggi 26 maggio, mentre era in corso la seduta dell’Assemblea Capitolina, Linda Meleo ha preso parte al sit-in in piazza del Campidoglio e ha incontrato direttamente le insegnanti coinvolte nella vertenza. Un confronto sul campo che rafforza la pressione sulla maggioranza Gualtieri: le lavoratrici chiedono risposte concrete, non soltanto nuove regole e graduatorie.

La maggioranza Gualtieri dovrà spiegare ora se intende correggere la rotta o lasciare che la nuova graduatoria superi definitivamente le esperienze precedenti. Per Pd, Roma Futura e area ecologista, la partita si gioca sul terreno più delicato: la coerenza tra parole sui diritti e scelte concrete sul lavoro.