Le mani di Roma sulle case Enasarco: il Parlamento ‘indaga’ sull’acquisto del Campidoglio
Roma, domani mattina, 5 febbraio, una Commissione parlamentare accenderà i riflettori sull’operazione con cui il Campidoglio sta rilevando una parte delle case della Fondazione Enasarco: numeri, stime, scelte e ricadute finiranno finalmente sotto la lente, in un’aula di Palazzo San Macuto. Non è la solita seduta “per addetti ai lavori”: è una di quelle occasioni in cui la politica, quando decide di guardare dentro i dossier, può trasformare un fascicolo polveroso in una questione pubblica.
L’audizione che sposta la partita
L’appuntamento è di quelli che, sulla carta, sembrano tecnici e invece dicono molto di più: saranno ascoltati i vertici di Fondazione Enasarco, davanti alla Commissione che controlla l’attività degli enti previdenziali. Tradotto per chi non mastica burocrazia: il Parlamento vuole capire come si sta muovendo un pezzo importante del “mattone” legato alle pensioni di migliaia di persone, e perché Roma sta entrando in questa storia con passo sempre più deciso. Perché quando la posta in gioco è doppia – casa oggi, pensione domani – la linea tra sociale e finanziario diventa sottilissima.
Il ruolo del consigliere capitolino Santori
Capogruppo della Lega in Assemblea capitolina, Fabrizio Santori si è intestato politicamente la vicenda e ne ha forzato l’approdo in Parlamento, chiedendo la convocazione della Commissione che domani ascolterà i vertici Enasarco a San Macuto. Per Santori l’operazione di dismissione e cessione degli immobili al Campidoglio “solleva interrogativi pesanti” su numeri, perizie, scelte gestionali e responsabilità: per questo promette di seguirla “fino in fondo” tra Aula Giulio Cesare e Commissioni, al fianco di cittadini e iscritti. Nel suo affondo, gli immobili non sono semplici palazzi ma “asset strategici” per garantire le pensioni, mentre sul territorio – sostiene – la trasformazione forzata di condomìni in edifici popolari e “misti” starebbe avvenendo senza confronto, senza trasparenza sui criteri e senza garanzie sul valore delle case.
Case, pensioni e un “asset” che pesa
In questa vicenda, il punto non è solo immobiliare. Quando un ente previdenziale vende patrimonio, non sta spuntando un prezzo qualsiasi su un mercato qualsiasi: sta muovendo una leva che serve a tenere in equilibrio le prestazioni e la solidità dell’ente. Ecco perché la Commissione chiede chiarezza su valutazioni e convenienza dell’operazione, sulle perizie, sulle logiche gestionali. Perché se ballano i numeri, non è un ballo da salotto: è un ballo che rischia di pestare piedi reali. E a Roma, si sa, quando qualcuno pesta un piede, prima o poi qualcuno urla.
Il Campidoglio compra e compra sul serio
Nel frattempo, Roma Capitale ha già messo un primo timbro concreto, con una tranche iniziale di alloggi destinati all’edilizia residenziale pubblica e con l’obiettivo dichiarato di proseguire su numeri ben più ampi. Il messaggio politico è lineare: l’emergenza abitativa non si affronta soltanto con slogan e piani-lampo, ma anche con acquisizioni vere, con atti e soldi. Ma proprio qui nasce la domanda: a quale prezzo – economico e sociale – si compie questa operazione? E soprattutto: quanto costa davvero, in termini di equilibrio e fiducia, quando la “mano pubblica” entra in un patrimonio che nasce per garantire pensioni?
Nel mezzo, chi quelle case le vive (o le ha comprate)
Ed è qui che la narrazione si fa più ruvida. Perché non ci sono soltanto graduatorie e programmi di edilizia popolare: ci sono quartieri, condomìni, famiglie che negli anni hanno comprato a prezzi di mercato e oggi temono di finire dentro una trasformazione calata dall’alto. Il timore – raccontato da residenti e comitati – è quello di ritrovarsi in palazzi che cambiano natura, con equilibri nuovi e valore percepito incerto. Non è uno scontro tra “diritto alla casa