Legge elettorale, caos nella maggioranza: franchi tiratori sulle preferenze, via libera al voto dei fuorisede

Giorgia Meloni

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Il governo va avanti, ma la maggioranza esce dalla battaglia sulla legge elettorale con una ferita che difficilmente potrà essere archiviata come un semplice incidente parlamentare. Il voto segreto che ha affossato l’emendamento sulle preferenze voluto da Fratelli d’Italia ha mostrato, numeri alla mano, che nel centrodestra esiste una frattura politica. E mentre Palazzo Chigi prova a ricompattare la coalizione, alla Camera resta alta la tensione nel giorno del voto finale sulla riforma.

La linea ufficiale è quella della compattezza. Quella emersa dall’Aula, invece, racconta una maggioranza attraversata da malumori, franchi tiratori e sospetti reciproci.

Franchi tiratori e preferenze, il voto che ha spaccato la maggioranza

Il caso è esploso con la bocciatura dell’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze. Un passaggio che, nelle intenzioni di Fratelli d’Italia, doveva rafforzare la riforma elettorale e che invece si è trasformato in un boomerang politico.

Decisivi sono stati circa trenta voti arrivati dall’interno della stessa maggioranza. Un episodio che ha fatto emergere tensioni soprattutto tra Fratelli d’ItaliaLega e Forza Italia, costringendo i vertici del centrodestra a un’immediata opera di ricucitura.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto di non alimentare ulteriormente lo scontro, mentre da Palazzo Chigi il messaggio resta invariato: il governo non rischia di cadere per un emendamento.

Il caso Vannacci accende nuove polemiche

A rendere ancora più delicata la giornata è stato anche il voto sull’emendamento presentato da Roberto Vannacci.

La proposta è stata respinta, ma ha raccolto 139 voti favorevoli, un dato che ha alimentato interrogativi sugli equilibri interni della maggioranza e ha spinto le opposizioni ad accusare Fratelli d’Italia di guardare sempre più verso la componente più radicale del centrodestra. Sono in molti, infatti, a temere una convergenza significativa tra una parte di FdI e il movimento guidato dall’europarlamentare.

A rendere ancora più tesa la giornata è stato anche un episodio destinato ad avere uno strascico regolamentare. Alcuni deputati di Futuro Nazionale sono stati ripresi mentre utilizzavano gli smartphone durante lo scrutinio segreto, comportamento vietato dal regolamento parlamentare. La vicenda è ora all’esame dei questori della Camera, che dovranno valutare eventuali provvedimenti disciplinari.

Lollobrigida contro i franchi tiratori: “Difendono la poltrona”

Le tensioni non sono rimaste chiuse dentro Montecitorio. Il ministro Francesco Lollobrigida è intervenuto duramente contro chi ha affossato l’emendamento, accusando i franchi tiratori di votare esclusivamente per conservare il proprio spazio politico. Parole che fotografano il clima all’interno della coalizione e confermano che, dietro un voto tecnico, si stia giocando una partita molto più ampia sugli equilibri futuri del centrodestra.

Da Forza Italia arriva invece un messaggio diametralmente opposto. Il vicesegretario nazionale Stefano Benigni ha definito quanto accaduto “un episodio isolato”, assicurando che il partito resta pienamente allineato alle indicazioni del segretario Antonio Tajani. Secondo Benigni, la priorità resta approvare rapidamente la riforma della legge elettorale, ribadendo che la stabilità del Governo non è in discussione.

Arriva il via libera bipartisan al voto dei fuorisede

Accanto allo scontro sulle preferenze, la giornata parlamentare ha registrato anche un risultato condiviso. La Camera ha approvato all’unanimità la norma che consentirà a studenti, lavoratori e cittadini temporaneamente domiciliati per motivi di cura di votare senza dover rientrare nel Comune di residenza.

La misura introduce un apposito albo che permetterà ai fuorisede di esercitare il diritto di voto nel luogo del domicilio temporaneo, superando una criticità denunciata da anni. Una riforma attesa da anni e sostenuta trasversalmente da tutte le forze parlamentari.

Oggi il voto finale sulla riforma

L’attenzione si sposta ora sull’ultimo passaggio parlamentare. A Montecitorio sono in programma le dichiarazioni di voto e l’approvazione definitiva della legge elettorale, ma lo scontro consumato nelle ultime ore lascia aperti interrogativi politici che vanno ben oltre il testo della riforma.

Sul piano numerico il Governo Meloni continua ad avere una maggioranza ampia. Sul piano politico, però, il voto segreto ha acceso una spia che a Palazzo Chigi nessuno intende ignorare. Perché le opposizioni parlano di una coalizione divisa. Gli alleati minimizzano. Ma quando una trentina di parlamentari decidono di votare contro la linea della maggioranza, il problema non è più il singolo emendamento: è il segnale politico che quel voto lascia dietro di sé.