L’eredità degli “alleati” ci perseguita ancora: oltre tremila ordigni bellici disinnescati ogni anno

bombardamento alleato

“Sono 2mila gli ordigni bellici disinnescati da gennaio ad oggi dal Genio dell’Esercito. L’anno scorso erano stati 2.524, 35mila da dieci anni a questa parte. E il trend è costante”. Sono i numeri dell’attività di bonifica del territorio nazionale da ordigni bellici inesplosi o conservati che dà all’Adnkronos il tenente colonnello Denis Giovannoli. In servizio al centro eccellenza C-Ied ( Counter Improvised Explosive Devices) dell’Esercito. “Tutto il territorio nazionale è diviso in 12 aree di responsabilità – spiega -. In ognuna delle quali l’esercito italiano ha un reggimento genio che enuclea team per la bonifica che hanno la funzione di eseguire l’intervento vero e proprio”.

Ci sono ordigni ancora disseminati su tutta l’Italia

“Le zone dove maggiormente si interviene sono quelle oggetto di combattimento e bombardamento durante i conflitti mondiali. Ad esempio le zone limitrofe a Montecassino, o lo snodo ferroviario di Bologna o l’area industriale di Terni” dice ancora il tenente colonnello. Si interviene per lo più su segnalazione. “Il nome dell’attività è bonifica occasionale perché implica un ritrovamento che attiva una catena di comunicazione dalle forze di polizia locali alle Prefetture, le quali poi rilanciano sui comandi regionali. Le quali emanano i compiti ai reggimenti Genio che hanno la responsabilità su quella specifica area”. E sottolinea: “Il brillamento è solo l’ultimo atto dell’operazione. Dopo aver trovato l’ordigno, le Prefetture richiedono il concorso del reggimento responsabile dell’area per l’invio di un primo nucleo di artificieri.

Aspettando il “bomba day”

Serve alla fase di ricognizione per poi arrivare al cosiddetto ‘bomba day’. La prima operazione da compiere e anche la più delicata è, in fase esecutiva, la rimozione delle spolette, i congegni meccanici che permettono l’attivazione dell’ordigno. Fatto questo, la bomba è da ritenersi in sicurezza ma è necessario farla brillare per distruggere l’esplosivo contenuto all’interno. Viene quindi portata in un luogo sicuro, solitamente una cava individuata dalla Prefettura. Lì viene realizzato un fornello, ossia una cavità nel terreno dove viene posizionato il residuato e allestito un circuito esplosivo”. Ma quali sono gli ordigni trovati più frequentemente sul territorio nazionale? “Solitamente munizionamento lanciato, dalle bombe a mano ai proiettili d’artiglieria alle bombe d’aereo. Per lo più i munizionamenti di piccolo e medio calibro.

Educare la popolazione alla perciolosità degli ordigni

Ma non solo. Ogni anno vengono rinvenute anche 30, 40 bombe d’areo che comportano gli interventi più complessi. Non parliamo del solo II conflitto mondiale, ma anche di ordigni risalenti alla Grande Guerra. Questi soprattutto nel Nord Est, in Friuli Venezia Giulia, ancora pericolosi a distanza di un secolo”. Sui tanti feriti tra i civili, l’ultimo una settimana fa in provincia di Gorizia. “Succede quando i civili si appropriano o maneggiano gli ordigni, da considerare sempre pericolosi al massimo livello ed è il motivo per cui al momento del ritrovamento si deve sempre attivare una segnalazione presso gli organi di Polizia. E’ importante che la popolazione sia educata sulla pericolosità di questa eredità che abbiamo ricevuto dal passato. Gli unici a poter metter mano sugli ordigni sono gli artificieri, forti di una formazione adeguata e specifica”.