Liberati 240 husky alle porte di Roma: “Chiusi in gabbie fatiscenti per 5 anni tra sofferenza e degrado” (VIDEO)

cani husky

Per 5 anni hanno vissuto dietro reti arrugginite, tra box fatiscenti e degrado. Ma oggi, dopo una battaglia durata mesi, centinaia di husky stanno finalmente lasciando quello che per molti animalisti era diventato un simbolo di abbandono e indifferenza. A Ponzano Romano è iniziata la liberazione di circa 240 cani, rimasti per troppo tempo rinchiusi in condizioni considerate incompatibili con il loro benessere rimasti per anni in condizioni drammatiche all’interno di una struttura finita al centro di polemiche e segnalazioni. Una storia che ha fatto discutere il mondo animalista e che adesso segna un punto di svolta. Per quei cani, ma anche per chi ha deciso di non mollare.

Dietro quella che oggi appare come una svolta storica c’è il lavoro del Collettivo Voce Animale, che racconta una battaglia andata avanti per mesi tra esposti, telefonate, presidi e richieste d’aiuto rimaste spesso senza risposta.

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Husky rinchiusi per anni tra degrado e isolamento

Secondo quanto denunciato dagli attivisti, gli animali vivevano da tempo in condizioni estremamente difficili. Gabbie deteriorate, spazi insufficienti, isolamento e una situazione che, col passare degli anni, sarebbe diventata sempre più critica. Una realtà che il Collettivo Voce Animale dice di aver scoperto circa un anno fa. Da quel momento sarebbe partita una mobilitazione continua per cercare di accendere i riflettori sulla vicenda. “Abbiamo scritto a tutti”, spiegano gli attivisti. “Istituzioni, forze dell’ordine, televisioni, associazioni, politici. Molti non hanno mai risposto. Altri hanno preferito ignorare il problema”.

Dietro il trasferimento degli husky c’è stato un lavoro enorme, fatto soprattutto lontano dai social. Gli attivisti hanno organizzato anche un presidio davanti alla Procura di Rieti, chiedendo interventi concreti e immediati. Poi è iniziata la parte più complicata: trovare posti disponibili per centinaia di animali. Associazioni, rifugi, volontari. Una rete costruita cane dopo cane, telefonata dopo telefonata. Perché liberare gli husky era solo il primo passo. Bisognava anche capire dove portarli, come assisterli e chi potesse occuparsi di loro dopo anni vissuti in cattività.

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“Non bastano i post indignati”: il messaggio degli attivisti

Il Collettivo Voce Animale rivendica una battaglia portata avanti senza finanziamenti e senza grandi strutture alle spalle. “Non bastava indignarsi online”, spiegano. “Serviva qualcuno disposto a lavorare ogni giorno, senza fermarsi. Quei cani non potevano aspettare ancora”. Ed è proprio questo il punto che gli attivisti vogliono lasciare come messaggio finale: troppe volte situazioni simili restano invisibili perché tutti pensano che interverrà qualcun altro. “Invece quel qualcun altro spesso non arriva”.

Adesso per i 240 cani di Ponzano Romano si apre una fase completamente diversa. Via dalle gabbie, via dall’isolamento, verso strutture dove potranno essere curati e seguiti. Per molti di loro il percorso sarà lungo. Alcuni avranno bisogno di tempo per abituarsi al contatto umano, altri dovranno recuperare condizioni fisiche e comportamentali compromesse da anni di reclusione. Ma oggi, per la prima volta dopo tanto tempo, potranno assaporare la libertà.