Lotito fa perdere voti a Forza Italia ma va a caccia di firme per ‘silurare’ Gasparri: resa dei conti post referendum


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Dopo la sconfitta al referendum, anche dentro Forza Italia è partita una sorta di caccia ai responsabili della sconfitta polito-elettorale. Il primo nome finito davvero nel mirino è quello di Maurizio Gasparri, storico capogruppo degli azzurri al Senato. E a promuovere la raccolta firme per ‘silurarlo’ al Senato sarebbe stato Claudio Lotito, cioè uno dei dirigenti più esposti degli ultimi mesi.

Gasparri è il bersaglio

Del resto, nel partito berlusconiano il clima è cambiato in fretta. La linea è semplice: la sconfitta non può restare senza conseguenze: questo si vocifera dentro e fuori palazzo Madama. Per questo il fronte del malcontento ha scelto Gasparri come primo obiettivo, un fedelissimo del segretario nonché vicepremier Antonio Tajani e finito di recente più volte anche sotto il fuoco incrociato della famiglia Berlusconi. Colpire Gasparri, quindi, non significa solo cambiare un capogruppo. Significa mandare un segnale politico molto chiaro a tutto il gruppo dirigente azzurro, Tajani in testa.

Lotito guida l’offensiva

A rendere più pesante la situazione è certo il ruolo del senatore Lotito. È lui, secondo tutte le ricostruzioni giornalistiche uscite in queste ore, ad aver promosso la raccolta firme contro Gasparri. Quindi la sfida interna non nasce ai margini del partito, ma passa da un senatore di peso che ha deciso di muoversi in prima persona.

Il paradosso politico di Lotito

C’è però un paradosso che rende tutto più delicato. Mentre lavora per far cadere Gasparri, Lotito è a sua volta ‘travolto’ dalla rivolta plateale e pubblica di una gran parte della tifoseria della Lazio. La protesta va avanti da mesi e si è vista anche allo stadio, con spalti lasciati vuoti in segno di contestazione.

La protesta colpisce anche Forza Italia

La contestazione, però, non si è fermata al calcio. È entrata direttamente nella politica. A Roma e in provincia sono comparsi decine di migliaia di manifesti contro Lotito e addirittura contro il simbolo di Forza Italia sbarrato e la scritta: “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”. In uno striscione rivolto al partito si leggeva anche: “Forza Italia il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito senatore del vostro partito!”. Così la battaglia interna contro Gasparri si intreccia con un danno d’immagine che tocca lo stesso partito azzurro.
E che Lotito fosse un candidato da gestire con le ‘molle’, come si suol dire in politica, forse era ben noto alla stessa Forza Italia, visto che proprio Lotito nato a Roma e ‘romano de’ Roma’, fu candidato per il Senato nel Collegio Uninominale I – Molise.

Un partito più fragile

Il controsenso politico, quindi, appare evidente: la persona che rischia di far perdere più voti a Forza Italia non sarebbe dunque Gasparri, ma proprio Lotito, il leader di questa mini-rivolta interna anti Gasparri e Tajani.
In ogni caso, in questo quadro il caso Gasparri non rappresenta più solo una questione interna a Forza Italia. Ma il segno di un partito che, dopo il referendum, si scopre più fragile e più esposto, mentre perfino chi guida la rivolta, come Lotito, porta con sé nuove tensioni e nuovi, gravi e profondi problemi d’immagine.

Roma, sullo sfondo un bus Atac, in primo piano il sindaco Gualtieri e l'assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, foto del Comune di Roma
Roma, sullo sfondo un bus Atac, in primo piano il sindaco Gualtieri e l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, foto del Comune di Roma – www.7colli.it