Ma le famiglie italiane sono più preoccupate dall’inflazione che dalla guerra in Ucraina
A un mese e mezzo dall’inizio del conflitto in Ucraina, che nelle preoccupazioni degli italiani ha sostituito totalmente la pandemia, restano molto forti i timori dei capifamiglia per le ricadute economiche della guerra. Anche se in quattro settimane i “molto allarmati” sono passati dal 69,6% al 43%. Non è affatto diminuita invece l’apprensione per l’inflazione, che angoscia il 44,5% delle famiglie. Mentre un altro 54% si dice “abbastanza preoccupato”. Nonostante questo, oltre il 70% ritiene che sia un dovere accogliere con generosità i profughi. A dirlo sono le rilevazioni effettuate tra fine marzo e inizio aprile del Termometro Italia, indagine avviata nel marzo 2020 da Innovation Team. La società di ricerca del Gruppo Cerved, per monitorare l’impatto del Covid19.
Ansia per l’inflazione ma anche dovere di accogliere i profughi
E che oggi prosegue per rilevare come le famiglie vivono la ripresa, l’inflazione e le tensioni internazionali, le prospettive future. L’indagine periodicamente intervista oltre 500 capifamiglia ed espande i dati all’universo delle famiglie italiane (26 milioni). Ci si attende dunque un lungo periodo di instabilità geopolitica, con ripercussioni importanti sul nostro Paese e risvolti negativi per i prezzi e i consumi. Per il 43,1% degli italiani le sanzioni e le restrizioni al commercio con la Russia (valutate con favore dal 63%, nonostante le ripercussioni sull’Italia) porteranno un ulteriore aumento dei prezzi. E nei prossimi mesi il 62,5% crede di dover ridurre i consumi, a fronte di una minore capacità di risparmio (63,2%). Addirittura una famiglia su due (53,9%) prevede una diminuzione nell’uso dell’auto.
Una famiglia su due compra molto meno
“A causa dell’aumento dei prezzi, nell’ultimo trimestre la situazione economica è peggiorata per una famiglia su tre – commenta Enea Dallaglio, partner di Innovation Team -. Mentre il 43,8% dei nuclei ha dovuto diminuire i risparmi. Il caro-carburante è oggi percepito in modo meno pesante rispetto a un mese fa, anche grazie agli interventi del Governo che ne hanno parzialmente mitigato gli effetti. Ne risente in maniera grave o molto grave il 38,4%, contro il 47,6% di febbraio. Ma per il 33,1% degli intervistati il caro-vita continua a impattare pesantemente sulle abitudini di acquisto. Una famiglia su due compra meno, mentre un altro 20% ha messo in secondo piano la qualità”.
Basta idrocarburi, sì a fonti rinnovabili
Proprio per evitare ricatti e tariffe-capestro, ben il 78% ritiene che si debba aumentare la produzione italiana di gas per raggiungere l’indipendenza energetica. Addirittura il 67,5% è favorevole alla riduzione delle importazioni da Russia e Paesi inaffidabili, anche se ciò dovesse comportare sacrifici e razionamenti. Prevale largamente (71,4%) l’idea che la transizione verde debba essere gestita gradualmente, in modo da non bloccare lo sviluppo economico. Senza alcun ritorno agli idrocarburi, anzi, puntando decisamente sulle fonti rinnovabili (66,5%).
Le famiglie italiane pessimiste per il futuro
Anche sulle aspettative a medio e lungo termine il futuro non è roseo. 8 famiglie su 10 prevedono che i prossimi mesi saranno difficili, 1 su 4 teme addirittura di dover rinunciare a bisogni primari. Né si vedono miglioramenti a un anno. due terzi degli intervistati, al contrario, si attendono addirittura un peggioramento nella condizione economica del Paese, in netto aumento rispetto a un mese fa. E il 41,3% ha previsioni fosche anche sul futuro della propria famiglia, il 23,5% per la propria posizione lavorativa (dato stabile da gennaio).
La pandemia passa in secondo piano: il 15 per cento della famiglie è veramente preoccupato
In questo contesto il fronte pandemico non può che passare in secondo piano, anche se – complice l’ennesimo aumento dei contagi – è in calo la percentuale di ottimisti. Oggi sono “solo” il 36,4% contro il 50,7% di fine febbraio, quando il 41,5% degli intervistati si aspettava un ritorno alla normalità entro la fine dell’anno, il 23,6% già con l’arrivo dell’estate. Tuttavia, appena il 15,7% delle famiglie si dice veramente preoccupato per il Covid19 e il 44% crede che si tornerà a viaggiare come prima della pandemia.