Malasanità a Ostia, non fanno il prelievo a paziente oncologica

Ancora un caso eclatante di malasanita’ nel Lazio. Questa volta il fattaccio è successo ad Ostia, in pieno decimo Municipio. E vittima ne è stata una anziana malata oncologica. La signora ha avuto davvero una brutta avventura, e ha voluto raccontarla con una lettera aperta. Era il primo di giugno e la donna si era recata presso la Casa della Salute al lungomare Paolo Toscanelli. Per fare un prelievo del sangue urgente, visto che aveva già prenotato una visita all’Umberto I di Roma. Dove è appunto seguita come paziente oncologica. Ma arrivata a destinazione ha avuto una brutta sorpresa.

I prelievi da giugno si possono fare solo tramite prenotazione anticipata. E bisogna prima passare per il CUP. Ora per chi sa come funziona, è facile anche capire che cosa significhi. Provare con la prenotazione telefonica, rischiando di stare ore in attesa. Oppure recarsi al CUP di persona, cosa che per la signora risultava impossibile senza l’auto. “Mi hanno detto che tutto questo succede a causa del covid, per  evitare gli assembramenti ai prelievi”, ha dichiarato la donna.  Ma non capisco, a maggio sono sempre venuta in ospedale e ho fatto tutto in mattinata. Perchè ora hanno cambiato la procedura? Ed è quello che vorremmo sapere anche noi.

Niente prelievo per una paziente oncologica ad Ostia. E i privati festeggiano 

Niente prelievo del sangue per i paziente oncologici di Ostia, dunque. Dopo che per mesi era stato possibile recarsi in mattinata in ospedale e uscire con i risultati già disponibili. Ma da giugno si cambia, le è stato detto all’accettazione della Casa della Salute a lungomare Toscanelli.

Niente più prelievi al volo, nemmeno per i pazienti cronici e per quali più gravi. Bisogna prenotare per evitare gli assembramenti. Peccato che questa procedura non sia stata applicata nei tre mesi del lockdown. Quando il rischio covid era certamente maggiore. Così qualche dubbio viene. E ci si potrebbe chiedere come facciano i pazienti che hanno una vera urgenza di fare le analisi. Come la signora in questione. Semplice, la via da percorrere rimane quella di rivolgersi al privato. Ovviamente pagando il compenso previsto. E se la sanità regionale non funziona, ovviamente qualcuno festeggia. Ma purtroppo a farlo non sono mai i cittadini. Che vengono abbandonati, come carne da macello.

Dieci giorni per le analisi del sangue. E la salute diventa roba da ricchi 

La signora G.D. si era presentata il primo giugno alla Casa della  Salute di Ostia per un prelievo urgente e le era stato risposto picche. Primo posto disponibile dopo dieci giorni. E solo tramite prenotazione con il CUP. La donna aveva una visita urgente all’Umberto I in quanto paziente oncologica e ha protestato vibratamente. Anche perchè la procedura è cambiata improvvisamente e senza preavviso. A quel punto è stata trovata una disponibilità per il 4 giugno. Ma all’ospedale Grassi sempre ad Ostia. Dove comunque la signora si è dovuta far accompagnare dal figlio. Che a sua volta ha dovuto prendere una mattinata di ferie. Un disagio inutile, per una procedura inutilmente complicata. Che tra l’altro non evita gli assembramenti. Infatti la fila che prima c’era ai prelievi, adesso si è solo spostata al CUP. Così va bene solo per chi ha i soldi. Come purtroppo ormai accade sempre più spesso anche nella Regione Lazio. Basta pagare, e un laboratorio privato provvederà subito a farci le analisi. Alla faccia della sanità pubblica efficiente. E delle politiche sociali fatte per le fasce più deboli. Parole. Perchè ancora una volta solidarietà ed efficienza sono rimaste solo sulla carta.

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