Quella mano a Zingaretti e l’ipocrisia che domina

Zingaretti mano

Quando mi candidai contro Zingaretti andai a dargli una stretta di mano al suo comitato elettorale. Era un reciproco in bocca al lupo.

Poi, quando fui eletto dall’opposizione vicepresidente del consiglio regionale (foto sopra) Zingaretti non mi chiese una mano, ma un corretto rapporto istituzionale.

E che sarà mai una stretta di mano con Zingaretti a pranzo…

E questo è quello che si fa tra persone serie, non ci si deve menare per forza. L’ipocrisia non serve.

Ora che faccio il giornalista e non sono iscritto più a partiti – che di nascosto altro che pranzi… – fa rumore sui social la foto di un pranzo con Zingaretti, come se fosse il primo.

Da una parte con la mistica degli avversari civili, dall’altra la rabbia dei puri di destra. Senza che nessuno si ponga il dubbio che se ci fosse stato qualcosa di losco magari non l’avrei pubblicata. Semplice deduzione. Troppo semplice, forse.

Fa scandalo pure a sinistra e questo mi dispiace sinceramente per Zingaretti: alcuni la mano la preferiscono stretta al collo, evidentemente. Pazzi. Se lo avessi percepito non l’avrei pubblicata.

È come se in questo Paese fossimo avvolti dalla mistica del nemico per cui devi chiedere permesso non si sa a chi per vederti e figurarsi per uno spaghetto assieme.

Lo scrivo con inquietudine, perché mi capita in varie occasioni, soprattutto facendo il giornalista, di conversare con chi la pensa diversamente da me. Mi annoierei altrimenti. Anche perché esiste pure chi dice di pensarla come me fa di tutto per evitarmi. Non si sa mai dovessero far paura le ombre.

Le ombre che avvolgono chi teme il raffronto col passato

Ma se ci sono ombre è perché il presente è fragile rispetto ad un passato recente glorioso. E per questo oggi preferisco votare – ad esempio – in libertà. Le persone piuttosto che i partiti. E chi se ne frega dove siano “collocate”, visto che di differenze ne trovo davvero poche tra uni e altri. E tra une e altre.

È la stagione dei mimetismi. Ci si finge duri e puri e si è pronti invece a tutto. Altro che “tornare in campo”. Al massimo una chiacchierata. Sono troppo innamorato delle mie idee per prestarle a chi le usa e basta.

Alla prossima Nico’. Almeno io so chi è lui e lui sa chi sono io. Con reciproco rispetto.

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