Mattarella ‘istituzionalizza’ Sanremo 2026: il Quirinale aperto a Conti e Pausini, il pop entra nel perimetro istituzionale
Per la prima volta nella storia del Festival, il Quirinale apre le porte ai protagonisti di Sanremo 2026: il Presidente Sergio Mattarella ha ricevuto il direttore artistico e conduttore Carlo Conti, la co-conduttrice Laura Pausini e gli artisti in gara nella 76ª edizione attesa al Teatro Ariston. Non è solo una passerella: è un riconoscimento formale, dal cuore delle istituzioni, a un fenomeno popolare che da decenni orienta gusti, linguaggio e identità collettiva.
“Patrimonio culturale italiano”: la frase che pesa più di un applauso
Mattarella ha scelto parole nette: «la musica leggera, la musica pop fa parte del patrimonio culturale italiano». Nel suo intervento ha ricordato il coinvolgimento di massa — «oltre 20 milioni» di spettatori a sera, ha osservato — ma soprattutto ha spostato il fuoco: Sanremo non è rilevante soltanto per la celebrità degli artisti, bensì perché fotografa un segmento culturale e industriale che incide sull’economia e sull’immagine del Paese. All’incontro era presente anche l’ad Rai Giampaolo Rossi.
Il rituale di “Azzurro” e l’ironia presidenziale
Il momento più “nazionale” non è arrivato da un discorso, ma da un coro: i cantanti hanno intonato “Azzurro”, trasformando la sala in un’istantanea d’Italia. Mattarella, con una battuta misurata, ha fatto capire di conoscere bene il testo ma ha evitato di unirsi «per non turbare il coro». Un dettaglio che racconta il registro dell’evento: solenne quanto basta, senza confondere i ruoli. La politica osserva, riconosce, legittima; lo spettacolo resta spettacolo.

Volti, look e assenze: la “lista” che misura il fenomeno
Tra gli artisti arrivati al Colle, una parata eterogenea per generazioni e pubblici: da Fedez a Marco Masini, passando per Arisa, Ermal Meta, Levante, Dargen D’Amico, J-Ax e molti altri. Un solo forfait, carico di prudenza professionale: Patti Pravo, assente per una lieve influenza e intenzionata a tutelarsi in vista dell’esibizione all’Ariston. Anche questo è Sanremo: un sistema che, oltre i riflettori, vive di disciplina e calendario.
La discografia “di casa” e il tema (non detto) della sovranità culturale
Conti ha letto la giornata come un investitura che va oltre il Festival: un riconoscimento alla discografia italiana, oggi più forte nelle classifiche rispetto a dieci o dodici anni fa, quando — sostiene — dominavano molti più brani stranieri. Il sottotesto è chiaro: in un mercato globale, la filiera musicale diventa anche terreno di competitività culturale. Non a caso Conti ha evocato l’idea di portare sul palco anche i medagliati olimpici, mentre Mattarella rientrava da Cortina, in clima Milano-Cortina 2026.
Date e voto: come si costruisce la 76ª edizione (24–28 febbraio)
Sanremo 2026 partirà martedì 24 febbraio e si chiuderà sabato 28 febbraio: cinque serate, trenta Big, e un meccanismo di voto che mescola pubblico e corpi intermedi. La Serata Cover (venerdì 27) e la Finale (sabato 28) vedono in campo tutte le componenti, con pesi indicativi: Televoto 34%, Sala Stampa TV e Web 33%, Giuria delle Radio 33%. Una geometria pensata per bilanciare popolarità e valutazione “professionale”, evitando che un solo attore si prenda tutto.