Medici cattolici, in 40 anni della legge 194 spesi 5 miliardi e 6 milioni di bambini mai nati

Hanno presentato il loro rapporto in una conferenza stampa organizzata presso la Sala del Giubileo dell’Università della Lumsa. Si tratta di alcune sigle riconducibili ai medici e al mondo cattolico. Che hanno voluto fare il punto sui 40 anni di applicazione della legge 194 del 1978. Quella che ha  legalizzato la pratica dell’aborto in Italia. E che ha superato il vaglio di due quesiti referendari abrogativi. Nel lontano 1981, quando i Radicali raccolsero le firme per chiedere una applicazione più ampia della legge. Mentre il Movimento per la Vita si impegnò per chiederne la abrogazione. Entrambe le proposte risultarono sconfitte nelle urne, e la legge rimase così com’era. Compresi gli articoli 6, 7 e 9. Che fissano il limite massimo per il ricorso alla pratica abortiva alla 22 esima settimana, salvo gravi e comprovate patologie fetali. Che stabiliscono la obbligatorietà di un periodo di riflessione fissato a 7 giorni. E che esimono dall’obbligo di continuità assistenziale il medico obiettore di coscienza.

Nonostante questo però, il tema continua a dividere le coscienze. E così il gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della Sibce (Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici), dell’Aigoc (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia, ha presentato il primo rapporto sui costi di applicazione della legge 194/1978. E comunque la si pensi, i numeri lasciano davvero senza parole.

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Circa 5 miliardi di euro il costo stimato per tutte le pratiche interruttive della gravidanza dal 1981 ad oggi. E 6 milioni di bambini concepiti e mai nati. Circa 140 mila all’anno, volendo fare un rapido calcolo di questa triste statistica. Illustrata in un rapporto da una serie di sigle facenti riferimento al mondo e ai medici cattolici in una recente conferenza stampa alla Lumsa. “Tutto questo ha un costo, non solo in termini di vite umane, ma anche di relazioni, di equilibri sociali” si legge nel rapporto.

”Lo studio ha quantificato, attraverso una rigorosa analisi dei primi quarant’anni di applicazione della legge, il costo finanziario – peraltro sottostimato – sostenuto dalla collettività per la pratica abortiva. In un tempo, come il nostro, in cui le risorse economiche a disposizione del sistema sanitario risultano drasticamente limitate. E che richiedono pertanto un’equa distribuzione sociale. L’analisi proposta in questo rapporto dovrebbe viceversa fare sorgere quanto meno una domanda: perché a carico del contribuente?”.

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Lanciato l’Osservatorio permanente

Alla fine della conferenza stampa è stato lanciato l’Osservatorio permanente sull’applicazione della legge 194. Composto dal gruppo di lavoro sul report ma aperto ad enti, istituzioni e singole persone che vogliano aderire. L’Osservatorio «fornirà un servizio necessario e dovuto alla collettività. Considerando in particolare quanto sia importante la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale- conclude il comunicato-. Specie in questo momento in cui la pandemia ha imposto ingenti sforzi in termini umani e monetari».

Come ha spiegato Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani. «Con il denaro usato per le interruzioni di gravidanza si potrebbe invece incentivare l’aspetto preventivo. Se non altro aiutando le gravide in difficoltà. Proprio in nome dell’importanza del “valore sociale della maternità” e dell’inderogabile “tutela della vita umana fin dal suo inizio” come previsto dalla stessa 194/78 all’art. 1».

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/21_maggio_24/legge-194-in-42-anni-spesi-5-miliardi-6-milioni-interruzioni-gravidanza-c04d2356-bc7e-11eb-abb7-46b8b952d96c.shtml

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