Meloni accelera sulla legge elettorale, se non passa si voterà in autunno: l’opposizione litiga per le primarie


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Più che il rimpasto post referendum sulla Giustizia, oggi il vero dossier di Giorgia Meloni è la legge elettorale. Nelle ultime ore la presidente del Consiglio ha fatto filtrare alla stampa dai suoi fedelissimi una linea molto chiara: prima si mette in sicurezza il voto della prossima legislatura, poi si ragiona su tutto il resto. Il punto, per Palazzo Chigi, non è soltanto arrivare a fine corsa, ma evitare che le prossime politiche producano uno stallo capace di riaprire la stagione delle larghe intese o dei ‘soliti’ governi tecnici.

Perché la riforma pesa più del rimpasto

La fretta nasce da una valutazione politica precisa. La prossima legislatura, infatti, sarà quella chiamata anche a eleggere il nuovo presidente della Repubblica, che succederà a Sergio Mattarella, ormai alla fine del suo secondo mandato. È qui che la legge elettorale diventa, agli occhi della premier, una garanzia di stabilità e insieme uno scudo per la maggioranza. Da questo punto di vista, l’avvio della proposta di legge in commissione alla Camera viene letto come il primo passaggio di una partita molto più grande, che riguarda gli equilibri del Paese nei prossimi anni.

La maggioranza resta sotto pressione

Il problema, però, è che il centrodestra continua a muoversi dentro una fase nervosa. In Fratelli d’Italia restano aperte le tensioni sul dopo-Santanchè e sul perimetro di un eventuale aggiustamento di governo. Nella Lega si discute del peso politico di un possibile coinvolgimento di Luca Zaia. Mentre Forza Italia osserva con cautela ogni mossa che possa alterare i rapporti interni all’esecutivo. Meloni, almeno per ora, prova a congelare il rumore e a rinviare le decisioni più divisive.

L’ipotesi urne come strumento di disciplina

È in questo clima che torna a circolare il voto anticipato in autunno. Non come opzione preferita, almeno per adesso, ma come leva politica da tenere sul tavolo. Il messaggio agli alleati è semplice: sulla legge elettorale non sono ammessi incidenti, né tatticismi. Se il percorso dovesse incepparsi, l’ipotesi di andare alle urne già in ottobre smetterebbe di essere un’ombra e diventerebbe una possibilità concreta. Più che una scelta, per ora, è un avvertimento interno alla coalizione.

Il campo largo si ri-scopre diviso

Solo dopo viene il fronte opposto, ma anche qui il quadro è tutt’altro che univoco. L’opposizione arriva dal successo referendario con una nuova centralità, ma senza una rotta condivisa. Elly Schlein ha detto che la scelta del leader non è la priorità immediata. Mentre nel campo largo cresce il confronto su come selezionare la guida della coalizione e su quale formula usare per arrivarci. Il risultato è una discussione infinita e accesa proprio nel momento in cui servirebbe maggiore compattezza.

Primarie sì, ma per cosa e con quali regole

C’è, all’opposizione, chi chiede prima un programma chiaro da sottoporre agli elettori e solo dopo una conta sui nomi. C’è chi punta a primarie apertissime. E e c’è anche chi, dentro e attorno al centrosinistra, teme che una sfida immediata sulla leadership finisca per accentuare le fratture invece di comporle. Le cronache di questi giorni parlano di timori nel Pd, richieste del M5S e di AVS su regole più larghe e online, e inviti a ripensare lo strumento stesso delle primarie. In altre parole: Meloni prova a blindare il campo, l’opposizione discute ancora su come entrarci. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni.