Meloni: non devono essere i trafficanti di schiavi a gestire l’immigrazione irregolare

clandestini seduti

Per gestire le migrazioni irregolari in Europa “prima di ragionare dei movimenti interni, dei movimenti secondari, si deve lavorare insieme sui movimenti primari”. Lo sottolinea il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a Bruxelles all’indomani del summit straordinario dei 27 a Bruxelles. Secondo Meloni, “per combattere, per frenare i movimenti illegali, si deve considerare la specificità del confine marittimo, e in particolare della rotta del Mediterraneo centrale”. Serve “una maggiore cooperazione: significa risorse” per lavorare con “i Paesi di provenienza e i Paesi di transito. Il lavoro che stiamo facendo sull’Africa, che oggi sta facendo soprattutto l’Italia, è un lavoro sul quale noi vorremmo ingaggiare l’Unione Europea nel suo complesso”.

L’Africa offre moltissime possibilità

Oggi l’Africa, aggiunge, “è un continente che offre moltissime opportunità, anche rispetto alle difficoltà che l’Europa sta incontrando. Penso al tema energetico, e non ci torno sopra perché ne abbiamo parlato tante volte”. “Crediamo che – aggiunge Meloni – collaborando meglio con queste nazioni, si possano anche combattere i flussi illegali e segnatamente i trafficanti di esseri umani”. In questo modo si potrebbe “governare l’immigrazione, consentendo alle persone di entrare in Europa secondo flussi che sono definiti dai Paesi membri in modo legale. Io continuo a ritenere che non sia umano mettere il tema dell’immigrazione in mano a dei trafficanti”. In questo ambito, prosegue, rientra il rapporto “con chi è impegnato nelle attività di Search and Rescue, cioè di salvataggio”.

Meloni: finalmente al Consiglio europeo si parla di migrazioni irregolari e di rimpatri

Questo tema nelle conclusioni del Consiglio Europeo” è presente e “anche qui è abbastanza una novità che se ne discuta, nell’ottica di regolamentare il funzionamento di queste attività”. Nelle conclusioni del Consiglio Europeo figura anche “il tema dei rimpatri”, per “rafforzare la capacità dell’Unione Europea di rimpatriare chi non ha diritto a stare in Europa”.  Una cosa “molto importante, che è stata oggetto di ampie consultazioni con gli altri Paesi membri, è che non si può trattare il tema dei movimenti secondari se non si tratta il tema dei movimenti primari. Mi pare che ci siano almeno 7-8 proposte italiane che entrano” nelle conclusioni del summit. E’ un Consiglio, prosegue Meloni, “che abbiamo preparato dialogando con i nostri omologhi, facendolo non solo nella giornata di ieri.

Italia soddisfatta degli esiti del Consiglio Ue

Nei giorni scorsi ho avuto diverse telefonate” con dei colleghi, “anche con quelli che potevano sembrare più distanti. E alla fine siamo riusciti a costruire un equilibrio e un documento che, secondo me, rappresenta una grande vittoria dell’Italia”.  “Devo ringraziare – precisa – i nostri sherpa e tutte le persone che hanno lavorato lungamente per costruire questa sintesi. Però, ovviamente, poi la differenza la fa la capacità politica di costruire delle relazioni, di riuscire a dialogare con tutti e di avere anche la consapevolezza necessaria. Per difendere i propri interessi e cercare una convergenza con gli altri. E quindi – conclude – un’ottima giornata davvero”.

L’approccio europeo è molto diverso da quello visto negli ultimi anni

Insomma, guardando le conclusioni del Consiglio Europeo, “dobbiamo essere soddisfatti del risultato” in materia di “immigrazione”. Su questo, “la giornata di ieri stabilisce un principio, e cioè che si cambia l’approccio del Consiglio Europeo”. Lo dice il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a Bruxelles in conferenza stampa al termine del summit. Quello che c’è nelle conclusioni dei 27, continua Meloni, “è molto diverso da quello che noi abbiamo visto negli ultimi anni. L’approccio che il Consiglio Europeo mette nero su bianco nella giornata di ieri parte da una frase che non si era mai riusciti a mettere su un documento: ‘l’immigrazione è un problema europeo e serve una risposta europea’”. Ma non è l’unico risultato che abbiamo portato a casa: ci concentriamo sulla necessità di occuparsi della protezione delle frontiere esterne”.

Interrompere la rotta di migrazione nel Mediterraneo centrale

Invece, aggiunge, “negli anni scorsi tutto il dibattito si concentrava sul tema della dimensione interna, dei cosiddetti movimenti secondari. Noi abbiamo chiesto e ottenuto che le conclusioni del Consiglio Europeo si concentrassero sulla dimensione esterna, quindi sulla protezione dei confini esterni dell’Unione Europea”. Questo, continua, “tenendo conto della differenza che esiste tra quei confini e la specificità dei confini marittimi. Tutte queste cose si trovano nelle conclusioni del Consiglio Europeo. Quindi rispetto al passato, nel quale abbiamo visto  attenzione per governare i flussi migratori che arrivavano da est, la famosa rotta balcanica”, viene indicata “la priorità della rotta del Mediterraneo centrale, il piano d’azione della Commissione sul sul Mediterraneo centrale”.