Messina Denaro, il pm Sabella: “Arresto vero. Un boss non si consegna con l’orologio da 35mila euro”

Messina Denaro

Sull’arresto di Matteo Messina Denaro si stanno scatenando i complottisti orfani della pandemia, i mafiologi da tastiera o semplicemente quelli che (a sinistra) rosicano. Eppure, la storia è semplice. Lo hanno spiegato bene in queste ore gli addetti ai lavori: pm, magistrati, esperti di mafia veri e non l’utente di Facebook, laureato all’università della vita, con la foto profilo del gatto di casa.

Sabella smonta i complottisti

 “Io non ho mai visto un boss consegnarsi, tranne Salvatore Cangemi che temeva per la sua vita. Ma questi discorsi di arresti finti e concordati la vedo dura. E poi, se io mi consegno non mi faccio trovare con un orologio da 30 mila euro al polso e non coinvolgo un collaboratore che mi ha accompagnato lì. Nella logica mafiosa, l’orologio lo lascio alla mia famiglia”. Così il magistrato Alfonso Sabella ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus.

“Non credo alla consegna di Matteo Messina Denaro – prosegue Sabella – credo al grande lavoro fatto dagli inquirenti. Non credo che ci siano margini per una ricostruzione diversa da quella ufficiale. Oggi è stato anche trovato il covo. Nel covo dei boss è difficile trovare armi, perché con le armi finisci processato per direttissima e a quel punto non puoi più fingere di non essere chi sei. Che Messina Denaro avesse un tumore si sapeva già, non è una notizia che Baiardo ha dato in esclusiva. Poi se un giorno la storia ci dimostrerà che è andata in altro modo allora ne parleremo”.

“Matteo Messina Denaro – sottolinea Sabella – è quello che può chiarirci meglio la strategia stragista del 1992. Non gli chiederei del piccolo Di Matteo perché so già tutto. Ma gli chiederei perché ha ammazzato la sua fidanzata incinta Antonella Bonomo. Secondo me c’è qualcosa di importante dietro”.

Luzi spiega come si è sviluppata l’indagine

“Da oltre un anno indagavamo su tutte le persone con le stesse particolari patologie di cui soffre Matteo Messina Denaro. Abbiamo effettuato verifiche e alla fine abbiamo centrato l’obiettivo”: così al Corriere della Sera Teo Luzi, comandante generale dei carabinieri sull’arresto del boss.

“Nell’ultimo mese avevamo capito che il cerchio si stava stringendo e sapevamo che ogni momento poteva essere quello buono – spiega -. Negli ultimi giorni eravamo più consapevoli, ma la storia ci ha insegnato che nulla è scontato soprattutto quando si tratta di un capomafia. Sinceramente mi aspettavo di saperne qualcosa di più nel pomeriggio. Da tempo stavamo effettuando uno screening nelle cliniche private e nelle strutture pubbliche sulle persone curate per questa particolare patologia. E poi tenevamo sotto controllo la cerchia di fiancheggiatori che evidentemente gli hanno dato copertura”.

Dietro l’arresto di Messina Denaro un grande lavoro d’intelligence

“Non abbiamo consultato il database oncologico. Abbiamo fatto degli accertamenti complessi con il Ministero della Salute. E abbiamo controllato una serie di flussi informatici. Abbiamo analizzato migliaia di dati su tutto il territorio nazionale. Avevamo il sospetto che fosse all’estero. Ma poi abbiamo ristretto il campo ed abbiamo trovato la strada giusta”. Così a RaiNews24 il colonnello Lucio Arcidiacono, che comanda il Reparto investigativo del Ros e che per primo si è avvicinato al super latitante Matteo Messina Denaro.

 

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