Metro A di Roma, milioni spesi per i lavori ma i treni vanno a 15 km/h: “Pendolari stipati e furiosi”

Metro A

I romani la conoscono bene quella sensazione. La banchina piena già alle 8 del mattino. L’altoparlante che annuncia rallentamenti. Il treno che entra in stazione talmente pieno da sembrare una scatoletta sottovuoto con le porte automatiche. E poi lui, il classico pensiero che accompagna ormai ogni viaggio sulla Metro A: “Ma non avevano appena finito i lavori?”.

Già. Perché mentre cittadini, turisti, studenti e lavoratori continuano ogni giorno a fare lo slalom tra ritardi, frenate e vagoni strapieni, emerge un dettaglio che rischia di trasformare l’ennesimo disagio romano in una questione politica pesante: su diversi tratti della linea, nonostante gli interventi milionari finanziati per il Giubileo 2025, i macchinisti sarebbero ancora costretti a rallentare fino a 15 chilometri orari. Praticamente la velocità di un monopattino in salita. A sollevare il caso è il consigliere capitolino della Lega Fabrizio Santori, che oggi, 21 maggio, protocollerà un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al sindaco di Roma e agli assessori competenti.

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Santori: “Ci avevano parlato di una Metro A rinnovata. Ma allora perché si va ancora a rilento?”

«I romani hanno sopportato mesi di disagi, chiusure anticipate, corse saltate e stazioni nel caos perché ci era stato detto che i lavori sulla Metro A erano indispensabili», spiega Santori. «Qui c’è un problema enorme di trasparenza. Per mesi Roma Capitale, Atac e Società Giubileo 2025 hanno comunicato ai cittadini il completamento di lavori strategici sulla Metro A, parlando di infrastrutture rinnovate, sicurezza migliorata e linea più efficiente. Poi però vai a leggere i fogli di corsa in uso al personale e scopri che su alcune tratte i treni devono ancora rallentare pesantemente. E allora qualcuno deve spiegare cosa non ha funzionato». Il consigliere punta il dito contro quella che definisce una situazione «assurda per una linea ad alta frequentazione», soprattutto alla luce dei milioni investiti negli interventi collegati al Giubileo.

«Non stiamo parlando di piccoli rallentamenti fisiologici. Ci sono tratti dove i convogli devono procedere a 15 o 30 chilometri orari. Una metropolitana così perde capacità, accumula ritardi e trasforma le banchine in camere a pressione nelle ore di punta».

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Le tratte sotto accusa: da Flaminio a Spagna si procede quasi a passo d’uomo

Nell’interrogazione vengono elencati i rallentamenti ancora presenti sulla linea:

  • Flaminio-Lepanto: limite a 15 km/h
  • Lepanto-Flaminio: limite a 30 km/h
  • Flaminio-Spagna: limite a 50 km/h
  • Spagna-Flaminio: ancora 15 km/h
  • Vittorio Emanuele-Manzoni30 km/h
  • San Giovanni-Re di Roma15 km/h

Ed è proprio il tratto tra Flaminio e Spagna a far infuriare Santori. «Parliamo di una delle porzioni centrali della linea, quella che era stata indicata come oggetto di rinnovo infrastrutturale. Stiamo parlando proprio di segmenti che sarebbero stati interessati dagli interventi di rinnovo dei binari e dell’armamento ferroviario. I cittadini si sentono dire che i lavori sono conclusi, poi però il treno rallenta come se stesse entrando in deposito». La questione, poi, diventa non solo pratica, ma anche politica. «I romani pagano due volte: con le tasse e con i disservizi», tuona il consigliere. E mentre i pendolari continuano a viaggiare compressi nei convogli, resta il dubbio su come siano stati eseguiti gli interventi finanziati con fondi pubblici. «I cittadini hanno il diritto di sapere se le opere siano state davvero completate, collaudate e consegnate senza problemi», attacca Santori. «Perché se dopo i lavori continuano i rallentamenti, allora qualcosa evidentemente non torna. E i romani hanno diritto di sapere cosa».

Nel mirino finiscono anche i possibili ritardi nei collaudi e le eventuali prescrizioni tecniche ancora aperte. «Roma non può permettersi una metropolitana rallentata. Sarebbe il simbolo perfetto di una città che annuncia rivoluzioni e poi resta inchiodata ai problemi di sempre».

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Banchine piene e corse infinite: la rabbia dei pendolari

Chi prende ogni giorno la Metro A sa perfettamente cosa significa anche un rallentamento apparentemente “piccolo”. Bastano pochi minuti di ritardo accumulati tra una stazione e l’altra per trasformare le banchine in un imbuto umano. I treni rallentano, le frequenze saltano, la gente si accalca. Con in treni che arrivano già pieni, le porte si chiudono a fatica. Persone ammassate sulle banchine di Anagnina, San Giovanni, Termini, Ottaviano. E tempi di percorrenza che si allungano corsa dopo corsa. Per i passeggeri cambia poco sapere se il problema sia un collaudo incompleto, un assestamento tecnico o un difetto infrastrutturale: il risultato resta sempre lo stesso. Più attese, più caos e meno servizio. E mentre si discute di collaudi, prescrizioni e armamento ferroviario, migliaia di persone continuano ogni mattina a infilarsi in vagoni strapieni, sperando semplicemente che il treno arrivi e non si fermi in galleria.

E forse è proprio questo il punto più difficile da spiegare ai romani: aver speso milioni per “modernizzare” una linea che, in alcuni tratti, continua ancora oggi a muoversi come se fosse in emergenza.

Rallentamenti metro A