Metromare (Roma-Lido), la Regione Lazio: “Ad aprile arriva il nono treno sulla Metromare”

La metro di Ostia Metromare

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La notizia delle ultime ore è questa: la Regione Lazio punta a portare la Metromare (ex Roma-Lido) a un cadenzamento da vera linea urbana, con più partenze nelle fasce di punta a partire da marzo 2026. L’annuncio è stato rilanciato nelle ultime ore e, nelle intenzioni, serve a ridurre l’attesa proprio nei momenti più critici per pendolari e studenti. L’idea è avvicinare la linea agli standard di una metropolitana, almeno negli orari caldi, quando i treni pieni e le banchine affollate trasformano ogni ritardo in un effetto domino.

I numeri dietro la promessa: oggi si regge su un equilibrio fragile

Oggi la Roma-Lido viaggia con un equilibrio delicato: in diversi periodi la frequenza scivola verso i 20 minuti nella fascia di morbida e arriva intorno ai 12 minuti nei picchi, ma basta poco per rompere la regolarità.

La tabella di marcia della Regione si regge su un tassello che viene indicato come decisivo. L’ingresso di nuovi convogli in servizio dall’inizio di marzo 2026, dovrebbe consentire il salto verso un intervallo minore. Ad aprile arriva un treno in più: e in totale così sono 9. Ma il piano non vive solo di “un treno in più”: per cambiare davvero servono disponibilità costante dei mezzi, meno guasti e una gestione più stabile del servizio.

Cantieri notturni e chiusura anticipata: perché la linea finisce alle 21

Nel frattempo, chi usa la Metromare lo sa: i lavori non sono un dettaglio, sono la cornice quotidiana del servizio. Per consentire i cantieri serali e notturni, dal lunedì al venerdì le ultime partenze dai capolinea sono state fissate alle 21, con bus sostitutivi nella fascia successiva. È una misura che pesa su studenti, lavoratori con turni serali e su chi rientra dal litorale. Ma è anche il segnale che l’infrastruttura è in piena fase di rinnovo e non può essere “spinta” senza interventi strutturali. In altre parole: prima si ripara, poi si accelera.

La parte invisibile: linea elettrica e affidabilità, il vero collo di bottiglia

La partita decisiva, però, è tecnica e spesso invisibile: alimentazione, impianti e affidabilità. Il potenziamento della trazione elettrica e la sostituzione di componenti lungo la linea sono tra i lavori considerati più strategici. Perché una ferrovia urbana non può permettersi cali di tensione, interruzioni o ripartenze lente dopo un guasto. È su questo terreno che si gioca la credibilità della promessa: senza energia stabile e impianti moderni, anche un numero maggiore di treni rischia di tradursi in più corse soppresse e in una regolarità che resta sulla carta.

Il “nodo cantieri”: riaperture puntuali e stop improvvisi

C’è poi un altro fronte, meno raccontato ma decisivo: la gestione dei cantieri e la ripartenza del servizio al mattino. Negli ultimi mesi si sono registrate criticità legate alle lavorazioni notturne e alle tempistiche di riapertura. In alcuni casi, il problema non è stato solo “quanto si lavora”, ma “come” si lavora. Se un’attività interferisce con l’avvio regolare del servizio, il danno per l’utenza è immediato e amplificato. Il risultato è che la promessa dei 10 minuti non dipende solo dal calendario dei lavori. Ma da una catena operativa che deve funzionare senza strappi.

Perché i pendolari restano scettici: maltempo, guasti e la prova del 2026

La diffidenza nasce dall’esperienza: la Metromare porta addosso anni di disagi, soppressioni e ripartenze faticose dopo ogni imprevisto. Basta un guasto elettrico, un problema a un convoglio o condizioni meteo avverse per far saltare corse e coincidenze, con effetti a cascata fino alle ore successive. E proprio nei giorni segnati da piogge intense e maltempo, la linea è tornata sotto pressione, alimentando il malumore di chi la usa ogni giorno. Ecco perché marzo 2026 viene visto come una scadenza “da verificare”: il giudizio non arriverà dai comunicati, ma da un indicatore semplice e spietato—quante mattine consecutive il servizio reggerà davvero il ritmo promesso.