Migliaia di ristoratori stanno chiudendo per mancanza di clienti. E la politica che fa?

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«Migliaia di ristoratori hanno deciso di chiudere temporaneamente i loro locali per mancanza di clienti. Giorno dopo giorno il loro numero è in aumento e si va a sommare a quello dei piccoli imprenditori che hanno chiuso per sempre, causa fallimento. Il settore, tutto il comparto Horeca, comprendente anche bar, pizzerie, pub e cocktail bar, è in estrema sofferenza per i provvedimenti restrittivi e irragionevoli della politica tutta. E sia della maggioranza sia dell’opposizione – sarebbe meglio dire oppofinzione – che hanno portato a un lockdown mascherato, infondendo terrore fra le persone». Lo hanno reso noto Paolo Bianchini, presidente e Ferdinando Parisella segretario nazionale dell’associazione di categoria Mio Italia, Movimento Imprese Ospitalità.

Le piccole aziende stanno colando a picco nell’indifferenza della politica

«E mentre i politici di maggioranza e opposizione sembrano impegnati ad assicurarsi un destino politico nei palazzi, le piccole aziende, ossatura economica del Paese, stanno colando a picco. Fermare la follia del green pass in tutte le sue singolari, astruse, burocratiche declinazioni, e condurre l’Italia verso una fase di fiducia socioeconomica: questa dovrebbe essere la priorità. Invece l’orchestrina continua a suonare, incurante del dramma che si sta consumando», hanno aggiunto Paolo Bianchini e Ferdinando Parisella.

Coldiretti: crack da 1,5 miliardi nel fatturato

Si associa Coldiretti. L’impennata dei contagi provocato da Omicron ha provocato un crack da 1,5 miliardi per il fatturato di bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi dall’inizio dell’anno, rispetto al 2019. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti, che traccia un bilancio degli effetti sui consumi della variante divenuta prevalente nel mese di gennaio, in occasione del primo calo degli attualmente positivi in Italia, con l’arrivo stimato al plateau della curva epidemica. “I locali si sono svuotati per il timore provocato dalla rapidità di diffusione dei contagi, per lo smart working e per il calo del turismo. Ma anche – sottolinea l’associazione – per il fatto che milioni di italiani sono stati costretti a casa perché positivi al Covid, hanno avuto contatti a rischio e sono in quarantena. O anche perché sono privi di green pass perché non vaccinati.

Conseguenze sull’intera filiera agroalimentare

La situazione di difficoltà non coinvolge solo le 360mila realtà della ristorazione, ma si fa sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare. Ossia ben 740mila aziende agricole e 70mila industrie alimentari. Il risultato è infatti una pioggia di disdette per le forniture di molti prodotti agroalimentari. Dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura. Ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco”.

Serve un adeguato e rapido sostegno economico

“In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le crescenti difficoltà – evidenzia la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico per salvare l’economia e l’occupazione della filiera agroalimentare nazionale. Rappresenta la prima ricchezza del Paese. Ma è anche – conclude l’associazione – un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare. Soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese”.