Movida a Roma, Schiuma (FdI): “I controlli mirino alla sicurezza e non ai titoli sui giornali

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Sui controlli alla movida romana il punto, per Fabio Schiuma, non è metterne in discussione l’utilità, ma la qualità e la finalità. Il responsabile del Dipartimento di Fratelli d’Italia “La Città della Notte” riconosce infatti la necessità di verifiche rigorose quando servono a garantire legalità, sicurezza e rispetto delle regole.

La contestazione, però, riguarda il metodo: secondo Schiuma, in alcuni verbali emergerebbero “pretestuosità” e letture eccessivamente estensive delle violazioni, con il rischio di trasformare l’attività ispettiva in un’operazione più utile alla visibilità che alla prevenzione reale.

Il confine tra legalità e pressione sui locali autorizzati

È su questo terreno che si concentra la critica politica. Schiuma sostiene che non possano essere i locali autorizzati, strutturati e già inseriti nel circuito formale dell’intrattenimento a diventare il bersaglio privilegiato dell’azione amministrativa. Il rischio, nella sua lettura, è quello di colpire chi opera alla luce del sole, lasciando invece sullo sfondo le aree più opache del settore. In altre parole, la sicurezza non si misura dal numero delle contestazioni elevate, ma dalla capacità di distinguere con precisione tra irregolarità sostanziali, violazioni formali e fenomeni realmente pericolosi per l’ordine pubblico e per l’incolumità delle persone.

Il vero problema, secondo FdI, è l’abusivismo

Il punto più netto del ragionamento riguarda infatti l’abusivismo che ruota attorno alla notte romana. Secondo Schiuma, mentre sui locali in regola l’attenzione resta alta, sui circuiti informali e sulle attività che sfuggono ai controlli la presenza ispettiva sarebbe invece più debole e discontinua. È lì, sostiene, che si annidano le situazioni più critiche: eventi improvvisati, funzioni esercitate senza i necessari titoli autorizzativi, personale non adeguatamente formato e standard di sicurezza incerti. Da qui l’invito a riequilibrare il sistema dei controlli, concentrandolo non su chi è facilmente ispezionabile, ma su chi opera ai margini o fuori dalle regole.

Il precedente di Crans-Montana e il dibattito su Roma

La presa di posizione arriva in un contesto particolarmente sensibile. Dopo la tragedia del locale “Le Constellation” di Crans-Montana, dove il bilancio finale è salito a 41 vittime, il tema della sicurezza nei luoghi del divertimento è tornato al centro del dibattito pubblico, anche a Roma. La stampa romana ha collegato a quell’episodio l’intensificazione dei controlli sulla movida capitolina. È proprio contro ogni automatismo che Schiuma prende posizione: i fatti svizzeri, osserva, non possono trasformarsi in un argomento per fare dei locali autorizzati il capro espiatorio, soprattutto quando il problema vero nasce dall’esercizio abusivo di attività diverse da quelle consentite e dall’assenza di adeguate misure di sicurezza.