Mutui, come orientarsi nella seconda metà del 2026
Il primo semestre del 2026 ha smentito chi dava per scontata una lunga stagione di tassi in discesa. Dopo la distensione monetaria avviata a fine 2024 e proseguita fino alla primavera, che aveva progressivamente alleggerito il costo del denaro, a giugno la Banca centrale europea ha invertito la rotta con un rialzo di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%. La spinta è arrivata dall’inflazione, risalita intorno al 2,8% soprattutto per effetto dei prezzi dell’energia.
Cosa aspettarsi ora? Dopo la stretta di giugno, l’orientamento prevalente tra gli analisti è quello di una fase di attesa, con tassi verosimilmente fermi nel breve mentre l’istituto di Francoforte valuta l’evoluzione di inflazione ed energia. La presidente Christine Lagarde ha ribadito un approccio dipendente dai dati, senza indicare in anticipo le mosse successive. Per chi sta pensando a un mutuo, il messaggio è che il quadro resta in movimento e va letto con attenzione, non con ansia.
Dai tagli alla pausa: cosa è successo ai tassi
Tra la fine del 2024 e la primavera del 2026 la BCE aveva ridotto più volte il costo del denaro, e questo aveva alleggerito soprattutto i mutui a tasso variabile, agganciati all’Euribor. La svolta di giugno ne ha cambiato il segno: il rincaro dell’energia ha rimesso pressione sull’inflazione e ha spinto la Banca centrale a fermare la discesa, prima ancora che a invertirla in modo netto.
Il meccanismo di trasmissione ai mutui è duplice. Il tasso variabile segue l’Euribor, l’indice al quale le banche si prestano denaro, che reagisce quasi in tempo reale alle decisioni di Francoforte e alle aspettative sui tassi futuri. Il tasso fisso dipende invece dall’Eurirs, che riflette le previsioni di lungo periodo: quando i mercati si attendono un’inflazione più ostinata, l’Eurirs sale e con esso il costo dei nuovi mutui a tasso fisso. La conseguenza pratica per chi accende oggi un finanziamento è che il margine di risparmio rispetto a un anno fa si è ridotto, e la direzione dei prossimi mesi conta più del piccolo scarto attuale tra una soluzione e l’altra.
Fisso o variabile: come cambia la convenienza
Nella scelta tra le due formule i numeri di metà 2026 raccontano una situazione insolita. Le migliori offerte a tasso variabile viaggiano intorno al 2,5%, quelle a tasso fisso in una forbice che parte da poco sotto per i piani più brevi e sale verso il 3% per le durate lunghe: il differenziale tra le due soluzioni si è assottigliato a circa mezzo punto percentuale. Sulla carta il variabile resta un poco più leggero nella rata di partenza.
Il punto è che quella rata non è garantita. Con la BCE che ha appena rialzato e un’inflazione ancora sopra l’obiettivo, il variabile è esposto al rischio di risalire, mentre il fisso blocca la rata per tutta la durata. È la ragione per cui la larghissima parte delle nuove erogazioni continua a orientarsi sul fisso: la certezza dell’importo vale, per molte famiglie, il piccolo sovrapprezzo iniziale. Chi ha una buona tolleranza al rischio e un reddito capiente può ancora valutare il variabile scommettendo su una futura discesa dei tassi, ma è una scommessa che oggi poggia su basi più fragili rispetto ai mesi scorsi.
Come scegliere l’offerta giusta: spread, TAEG e confronto
Al di là della formula, il costo effettivo di un mutuo dipende da una serie ben precisa di voci. Lo spread è il ricarico che la banca applica sull’indice di riferimento, ed è la parte su cui gli istituti competono. Il parametro da guardare, però, non è il TAN ma il TAEG, che ingloba spese di istruttoria, perizia, incasso rata e polizze obbligatorie, restituendo il costo reale del finanziamento. Incidono poi la percentuale di finanziamento sul valore dell’immobile, con condizioni migliori quando si resta sotto l’80%, e le agevolazioni: molte banche riservano tassi ridotti ai mutui green su immobili in classe energetica elevata e alle formule per gli under 36. Un ulteriore elemento è la detraibilità fiscale: sugli interessi del mutuo per l’abitazione principale spetta una detrazione IRPEF del 19%, entro un tetto di 4.000 euro l’anno, che abbassa il costo effettivo del finanziamento.
Con così tante variabili, confrontare più preventivi non è un dettaglio, ma il passaggio che sposta di più il costo finale. È per questo motivo che sempre più consumatori si affidano ai portali di comparazione online: ad esempio, su Mutui.it è possibile simulare la rata, mettere a confronto i TAEG delle diverse banche e verificare la fattibilità delle proposte del tutto gratuitamente. In una fase di tassi incerti, partire da un quadro completo delle alternative è il modo migliore per non pagare più del necessario.
Uno scenario da seguire mese per mese
La seconda metà dell’anno si annuncia come una fase da seguire da vicino. La prossima riunione della BCE, in calendario per fine luglio, dirà se alla stretta di giugno seguirà una pausa o un ulteriore ritocco, e le decisioni successive dipenderanno da come si muoveranno inflazione e prezzi energetici. Per chi deve accendere un mutuo, la strada sensata non è indovinare il momento perfetto, ma misurare la sostenibilità della rata sul proprio bilancio e scegliere la formula coerente con la propria propensione al rischio.
Il resto è monitoraggio: tenere d’occhio l’andamento di Euribor ed Eurirs, confrontare periodicamente le offerte e ricordare che, per chi ha già un mutuo poco conveniente, la surroga resta lo strumento per rinegoziare le condizioni senza costi di trasferimento. In un mercato che ha smesso di muoversi in una sola direzione, informarsi con continuità vale più di qualsiasi previsione.