Nazionale italiana, il flop Mondiale pesa anche sui conti: sponsor più freddi, FIGC sotto pressione
La parola giusta non è fuga. È raffreddamento. Attorno alla Nazionale italiana non si vede, almeno per ora, un abbandono in massa degli sponsor, ma si vede qualcosa di più sottile: la perdita di forza simbolica del marchio azzurro. Nel calcio contemporaneo il consenso si misura anche così, nella disponibilità delle imprese a investire senza esitazioni. Quando i partner restano ma pesano ogni euro, significa che la fiducia non è più automatica.
Il bilancio dice più di molte conferenze stampa
Il punto fermo è economico. Nel Budget 2026 la FIGC scrive che i ricavi complessivi scendono di circa 5 milioni rispetto al budget 2025 e che la voce pubblicità e sponsorizzazioni cala di 4,19 milioni. Non solo. La Federazione precisa che l’eventuale contributo FIFA da circa 9 milioni per la sola partecipazione alla fase a gironi del Mondiale sarebbe stato acquisito solo a qualificazione avvenuta. In parallelo, diversi contratti prevedono malus automatici per circa 9,5 milioni in caso di mancata qualificazione. Il danno, quindi, è reale e vicino ai 19 milioni, ma va descritto con esattezza.
Telepass è il caso politico più sensibile
Telepass è il nome che concentra l’attenzione perché rappresenta il primo segnale di possibile uscita dal perimetro azzurro. La partnership ufficiale, annunciata dalla FIGC nel 2023, copre il quadriennio 2023-2026. Ancora nel marzo 2025 Telepass figurava nelle attivazioni della Federazione, e fino al 2025 il rapporto risulta pienamente operativo. Sulla stampa è emerso che l’azienda avrebbe deciso di non proseguire oltre la scadenza.
Adidas e Esselunga
Anche sul fronte Esselunga e Adidas il clima appare più freddo. Non ci sono, allo stato, segnali pubblici di rottura, ma il rapporto tra la Nazionale e i suoi partner principali sembra meno spontaneo e meno solido di un tempo. Esselunga resta senza esporsi oltre il necessario, mentre Adidas continua il proprio legame contrattuale dentro un quadro reso più rigido dai risultati mancati e dai relativi malus. Più che una fuga, è il segno di una fiducia meno calorosa e di un marchio azzurro che oggi convince meno il mercato.
Il problema vero è la svalutazione del marchio Italia
Ecco il cuore politico della vicenda. La FIGC non è davanti a un deserto, perché il sistema partner continua a esistere: Adidas è ancora technical partner, Volkswagen ha rinnovato fino al 2026 e nel 2025 è arrivato anche un nuovo premium partner come Santero. Ma proprio questo rende il quadro più chiaro: non siamo davanti a una fuga totale, siamo davanti a una Nazionale che rende meno, convince meno e mobilita meno. Per una federazione che dovrebbe incarnare prestigio, identità e rappresentanza del Paese, è forse il segnale più allarmante di tutti.